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Manovra, parla Bianchi: «Una legge di bilancio che cancella il Mezzogiorno» – L’INTERVISTA

«E' una legge di bilancio che cancella il Sud e ripropone un progetto egoistico di autonomia differenziata». Luca Bianchi, direttore Svimez (l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno), boccia senza mezzi termini l’ultima manovra governativa da 22 miliardi di euro. Direttore, quali sono i principali aspetti negativi? «La mancanza di una visione di prospettiva, ma…
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«E’ una legge di bilancio che cancella il Sud e ripropone un progetto egoistico di autonomia differenziata». Luca Bianchi, direttore Svimez (l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno), boccia senza mezzi termini l’ultima manovra governativa da 22 miliardi di euro.

Direttore, quali sono i principali aspetti negativi?

«La mancanza di una visione di prospettiva, ma anche il tentativo di accelerare sui Lep (i Livelli essenziali delle prestazioni che dovrebbero definire la soglia minima per evitare disparità tra Regioni) senza prevedere le necessarie coperture finanziarie. E’ una legge attenta agli equilibri di bilancio, ma che non fa nulla per il Mezzogiorno. E inoltre alimenta l’egoismo dei territori».

Ci sono invece aspetti positivi?

«Se ne vogliamo individuare uno, la conferma delle Zes, le Zone economiche speciali all’interno delle quali le imprese, già operative o di nuovo insediamento, possono beneficiare di agevolazioni fiscali e di semplificazioni amministrative. Un progetto che ha funzionato bene e che andrebbe ulteriormente implementato».

Che 2026 ci dobbiamo aspettare in Puglia?

«Un anno in chiaroscuro. Anche se si stanno esaurendo, i fondi del PNRR continueranno ad avere effetti positivi almeno fino alla metà del 2027. Tuttavia restano i problemi legati alle diverse crisi strutturali (penso alla ex Ilva o al Distretto del mobile imbottito) e a quelle causate dall’incertezza dei mercati, tra guerre e dazi».

Sembra quasi che ci sia bisogno sempre della spinta pubblica per far crescere la nostra economia.

«In parte è vero, ma vanno dette due cose importanti: c’è stato un netto miglioramento della capacità amministrativa che ha permesso di imprimere una forte accelerazione a tutti i progetti del PNRR; poi anche i privati hanno saputo fare bene la loro parte, con investimenti di qualità che hanno portato a una serie di indicatori positivi e a bilanci sani».

Quali sono i settori trainanti in questo momento?

«Ne segnalo due: uno tradizionale come l’agroalimentare, l’altro relativamente nuovo come l’information technology. In quest’ultimo settore la Puglia è davvero in grande crescita e sta mettendo le basi per un futuro da protagonista. Ovviamente non dobbiamo dimenticare tutto ciò che è legato al turismo e al mondo della costruzioni che, comunque, hanno mantenuto un trend positivo».

A questo proposito, l’impressione è che l’enorme ricchezza che arriva in Puglia dal turismo, non sia comunque sufficiente per migliorare le condizioni economiche di chi ci vive: la regione è prima per tasso di povertà relativa, quella dei nuclei familiari e comunque ha importanti sacche di disagio economico.

«Sono i paradossi di un modello di crescita che non può essere solo turismo e mattone. Nonostante un aumento notevole dell’occupazione (+8% negli ultimi tre anni), non accenna a diminuire, infatti, la fuga di cervelli: la Puglia perde circa seimila laureati l’anno. Vuol dire che questi nuovi posti di lavoro sono precari o sottopagati. Ecco perchè bisogna investire in altri settori che permettano ai giovani di costruire un futuro al Sud. Anche dopo l’esaurimento delle risorse del PNRR ci saranno i fondi di coesione europei, le possibilità ci sono e vanno sfruttate».

Quali sono i settori su cui puntare?

«Quelli legati alle due transizioni in atto: quella ecologica e quella digitale. Non ci sono alternative a questo processo e la Puglia è già più avanti rispetto ad altre regioni. Per esempio penso a tutto il mondo delle rinnovabili che dovrebbe consentire un vantaggio anche in termini di energia abbassando i prezzi per le imprese. In questo caso, va condotta una battaglia per superare la logica del prezzo unico. E poi chiaramente tutto ciò che è legato all’information technology e all’intelligenza artificiale».

Cosa consiglierebbe a chi amministra i nostri territori?

«Meno contributi a pioggia e più politiche selettive. Negli anni si sono finanziati tanti settori in crisi senza metterli in condizione di realizzare una reale riconversione. Penso all’ex Ilva ma anche al Distretto del salotto. Non bisogna ripetere gli errori del passato».

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