La Cina si conferma uno dei mercati più dinamici e complessi per l’export agroalimentare mondiale. Con oltre 1,4 miliardi di consumatori e una domanda crescente di prodotti freschi e di qualità, rappresenta una destinazione strategica anche per l’ortofrutta italiana. Nel 2023 l’export agroalimentare nazionale verso Pechino ha superato i 540 milioni di euro, registrando un incremento significativo anche per frutta e verdura fresca, cresciute di oltre il 20 per cento in valore. Per la Puglia – regione che nel 2023 ha totalizzato 950 milioni di euro di export agroalimentare e conta oltre ventunomila operatori tra orticoltura e frutticoltura – la Cina rappresenta un’opportunità ancora in parte inespressa.
I settori
Le produzioni regionali – dall’uva da tavola alle drupacee, dagli agrumi agli ortaggi di qualità – possiedono caratteristiche molto apprezzate dal consumatore cinese, sempre più orientato verso sicurezza alimentare, tracciabilità e brand territoriali riconoscibili. Tuttavia, l’accesso al mercato cinese resta complesso. Le barriere fitosanitarie, i protocolli di esportazione lunghi e selettivi, i costi logistici elevati e la necessità di una catena del freddo impeccabile rappresentano ostacoli strutturali. A ciò si aggiungono le difficoltà legate alla distanza geografica e alla concorrenza di Paesi già fortemente radicati nel mercato asiatico, come Cile, Australia e Stati Uniti.
In questo scenario, la Puglia sta investendo in strumenti di promozione e digitalizzazione. Il recente lancio del portale Pugliavegetablesworld.it, da parte del dipartimento agricoltura, sviluppo rurale e ambientale della Regione Puglia, pensato per mettere in contatto domanda e offerta dell’ortofrutta regionale sui mercati internazionali, va proprio in questa direzione, come ha sottolineato l’assessore Donato Pentassuglia durante il lancio dell’iniziativa poche settimane fa. Allo stesso tempo, le analisi presentate a Fruit Logistica 2025 evidenziano come il settore pugliese sia in buona salute, ma necessiti di innovazione tecnologica, sostenibilità e maggiore capacità di presidiare i mercati extra-Ue.
La Cina, dunque, non è un traguardo semplice, ma un percorso strategico. Per coglierne appieno il potenziale serviranno investimenti coordinati su logistica, accordi fitosanitari, promozione del brand territoriale e formazione delle imprese all’internazionalizzazione. La Puglia ha le carte per giocare questa partita: qualità, varietà e una forte identità produttiva. Ora la sfida è trasformare queste risorse in una presenza stabile e competitiva nel più grande mercato del mondo.










