Tra le distese argentee di ulivi che disegnano il profilo della Puglia, dal Gargano al Salento, batte il cuore produttivo dell’olio extravergine italiano. È qui, nel «tacco d’Italia», che si gioca il destino della campagna olearia 2024/2025, un’annata che vede la regione non solo come protagonista, ma come vero e proprio pilastro della sovranità alimentare nazionale. Mentre il resto d’Europa fatica a mantenere i livelli produttivi, la Puglia risponde con numeri che ribadiscono la sua supremazia storica e culturale.
La Puglia al centro
Secondo le analisi dell’Osservatorio Veronafiere-Sol Expo su dati Sian, l’Italia si avvia a chiudere la campagna con una produzione complessiva stimata intorno alle 300mila tonnellate. Di queste, ben 135mila arrivano dai frantoi pugliesi. Un dato impressionante: una bottiglia di olio italiano su due parla pugliese. Il Mezzogiorno nel suo complesso sostiene ormai il 90% della produzione nazionale. Se la Puglia guida la classifica con il 50%, seguono a debita distanza la Sicilia (40mila tonnellate, 15%) e la Calabria (38mila tonnellate, 14%). La resa media nazionale si attesta sul 14,98%, con picchi di efficienza che al Sud restano costanti, a differenza di un Nord Italia dove le rese sono state mediamente più basse di due punti percentuali (fatta salva l’eccellenza ligure al 18,53%).
Italia in controtendenza
Il dato pugliese permette all’Italia di registrare un confortante +20% nei volumi rispetto alla scorsa stagione. Si tratta di un risultato in netta controtendenza rispetto ai principali competitor del Mediterraneo. La Spagna, leader mondiale, prevede una contrazione tra il 5% e il 10%, mentre per Grecia e Portogallo le stime sono ancora più pesanti, con cali previsti tra il 15% e il 20%. In questo scenario, l’olio «Made in Puglia» diventa la risorsa strategica per garantire la presenza del prodotto italiano sui mercati internazionali.
La sfida dei prezzi
Nonostante l’ottima performance produttiva, il settore deve fare i conti con le dinamiche della Grande distribuzione organizzata. I dati Nielsen di dicembre evidenziano un calo dei volumi venduti del 26%. La causa principale è il differenziale di prezzo: l’extravergine nazionale ha mantenuto una quotazione media di 11,21 euro al litro, mentre l’olio comunitario ha visto il proprio prezzo crollare dai 9,74 euro del 2024 ai 7,32 euro del 2025. Questo raddoppio del divario di prezzo ha messo a dura prova il carrello degli italiani. Tuttavia, emerge un dato interessante sulla fedeltà alla qualità: solo un consumatore su quattro ha scelto di abbandonare il prodotto nazionale per tornare alle miscele europee più economiche. Il valore complessivo del mercato dell’olio Evo nella Gdo sfiora gli 1,6 miliardi di euro, con il Made in Italy che ne incassa oltre un quarto (413 milioni).
Verso Sol d’Oro
In questo contesto di luci produttive e ombre di mercato, l’attenzione si sposta ora sulla valorizzazione della qualità. Riflettori puntati sulla 24esima edizione di Sol d’Oro, il prestigioso concorso internazionale di oli Evo in blind tasting, che si terrà a Verona dal 18 al 24 febbraio. Sarà l’occasione per la Puglia di dimostrare che, oltre ai volumi, è la ricerca dell’eccellenza organolettica a rendere unico il suo «oro giallo».