Liste d’attesa, la Regione Puglia stringe il controllo e accende i riflettori anche sui medici prescrittori. L’obiettivo è chiaro: evitare distorsioni nell’uso dei codici di priorità, in particolare quelli urgenti, che in alcuni casi rischiano di trasformarsi in una scorciatoia per saltare la fila. A due mesi dall’avvio dei piani sperimentali di recupero, i numeri raccontano una macchina organizzativa entrata a regime e, soprattutto, in anticipo rispetto al cronoprogramma iniziale che fissava a giugno il traguardo.
Sono 118.578 i cittadini contattati su un bacino complessivo di circa 124mila prestazioni da recuperare: un dato che certifica il raggiungimento del 95% del target già entro il 29 marzo. Nel dettaglio, 107.589 contatti riguardano visite ed esami e 10.989 ricoveri. Le prestazioni anticipate sono 59.640, mentre quelle effettivamente erogate nella specialistica ambulatoriale si attestano a 49.636. Restano però significativi i rifiuti: 34.421 complessivi, di cui quasi 30mila per visite ed esami. Tra chi ha motivato il no, il 62% ha preferito mantenere l’appuntamento originario, il 28% aveva già effettuato la prestazione, il 10% non la riteneva più necessaria.
Un dato che evidenzia margini di inefficienza e possibili sprechi nella programmazione. Nel dettaglio delle priorità, sono state recuperate 1.850 prestazioni urgenti, 27.809 con priorità breve, 9.947 differibili e 8.040 programmabili. A queste si aggiungono quasi 2mila prestazioni legate a percorsi oncologici e cronici, considerate clinicamente sensibili. Ma il vero cambio di passo è sul fronte dei controlli. La Regione ha avviato un monitoraggio sistematico delle prescrizioni, con particolare attenzione ai codici U e B, per verificare l’appropriatezza clinica e prevenire utilizzi impropri.
Il nodo è politico oltre che tecnico: se il codice di urgenza diventa uno strumento per aggirare le liste, l’intero sistema salta. I primi dati vanno nella direzione attesa: a febbraio, mese di avvio dei piani, non si registra un aumento delle prescrizioni urgenti o brevi rispetto a gennaio. Un segnale che, almeno per ora, esclude una corsa ai codici prioritari per anticipare le prestazioni. Anche i tempi di attesa risultano sostanzialmente stabili, così come la quota di prestazioni erogate nei tempi previsti dalla normativa. Intanto le aziende sanitarie hanno iniziato ad anticipare anche le prestazioni prescritte nel 2026, che rappresentano già il 36% del totale erogato, pari a oltre 18 mila tra visite ed esami.
Il focus resta sui codici U e B, che coprono il 67% delle attività, ma coinvolge anche le classi D e P. Tra i casi più evidenti, gli interventi di cataratta: 747 anticipati, di cui 305 prescritti nel 2026, con un anticipo medio di circa un anno. Diagnostica per immagini e prime visite trainano l’operazione, rispettivamente con il 28% e il 32% delle prestazioni anticipate. Un segnale che l’azione si concentra sui nodi più critici del sistema. La partita ora si sposta sulla qualità delle prescrizioni. Entro metà aprile arriveranno i dati consolidati di marzo, ma la Regione è già al lavoro per calibrare interventi mirati per singola prestazione e azienda sanitaria.