Antonio Decaro, con il suo primo provvedimento sulle liste d’attesa, «dimostra di conoscere ben poco della “Sanità made in Regione Puglia”». Lo affermano i consiglieri regionale di Fratelli d’Italia sottolineando che «tutto quello che viene proposto in “via sperimentale” è da tempo previsto».
In una nota congiunta, i consiglieri ironizzando affermando che «la montagna non ha partorito neppure un topolino», pur dicendo di apprezzare che il primo impegno da presidente di Decaro sia stato relativo alle liste d’attesa.
Per i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia, però «il capro espiatorio diventano i medici, da quelli di base praticamente definiti “nullafacenti” a quelli ospedalieri che, con visite private, punterebbero solo a far soldi, e viene “sbolognato” alle Asl il compito di proporre, entro tre mesi, un Piano di riduzione delle liste di attesa con ambulatori aperti fino a tarda sera».
Rivolgendosi a Decaro, Fratelli d’Italia chiede: «Quanto viene finanziato per coprire queste ulteriori spese?». I direttori delle Asl, evidenziano ancora i consiglieri, «alcuni peraltro scaduti, hanno difficoltà organizzative già evidenti. Ci sembra – attaccano da FdI – di essere tornati indietro di 20 anni, quando l’allora presidente Nichi Vendola, che aveva vinto la campagna elettorale sulla “Sanità migliore”, insediò, tra i primi atti, addirittura una task-force alla quale diede sei mesi di tempo: sono passati 20 anni».
E proseguono: «Anche nell’attività intramoenia ci sono stati abusi, se è vero che la stessa visita non è prenotabile prima di mesi tramite Cup, ma a pagamento si ottiene subito, con lo stesso specialista e nello stesso ospedale. Questo non è accettabile, in una regione dove l’11 per cento dei cittadini rinuncia a curarsi perché non può permettersi visite a pagamento. Ecco perché – concludono da Fratelli d’Italia – proponiamo sei mesi di stop all’attività intramoenia come “terapia d’urto” per ridurre le liste d’attesa nelle strutture sanitarie pubbliche regionali».










