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Leucemia, svolta dalle cellule Car-T “staminali”: la speranza porta il nome di Gabriele Inchingolo

Una scoperta nata nei laboratori nel 2005 e sviluppata per oltre vent’anni apre oggi una nuova fase nella lotta ai tumori, in particolare quelli del sangue. È stato infatti pubblicato sulla rivista «Cell Press» il primo studio clinico sull’uomo basato su cellule Car-T di tipo «staminale», capaci di autorinnovarsi e di mantenere un’elevata efficacia antitumorale.

La base dello studio

Le terapie Car-T funzionano «addestrando» specifiche cellule del sistema immunitario, i linfociti T, a riconoscere e attaccare il tumore. Finora, però, l’obiettivo principale era renderle il più aggressive possibile contro le cellule tumorali. I ricercatori dello studio pubblicato hanno invece osservato un dato controintuitivo: le cellule troppo differenziate, come quelle utilizzate nelle terapie Car-T oggi approvate e somministrate ai pazienti, tendono a non persistere a lungo nell’organismo. Di conseguenza, in assenza di un sistema immunitario capace di mantenere il controllo della malattia, il paziente risulta più esposto al rischio di recidiva.

Da qui l’idea: utilizzare cellule T meno mature, più simili a cellule «staminali», capaci non solo di attaccare il tumore, ma anche di rigenerarsi e restare attive più a lungo nel corpo.

Queste cellule, chiamate Tscm, cellule T staminali della memoria, sono state scoperte nei modelli murini nel 2009 e identificate nell’uomo nel 2011 dal professor Luca Gattinoni. Nel 2016, il team guidato dallo stesso Gattinoni è riuscito a sviluppare un protocollo per generare un numero sufficiente di Car-Tscm da infondere nei pazienti. Da quel lavoro è nato lo studio clinico condotto insieme ai ricercatori James Kochenderfer e Steven Rosenberg, pionieri delle terapie Car-T in clinica, nel quale 11 pazienti con leucemia e linfoma refrattari alle terapie convenzionali come il trapianto sono stati trattati con cellule Tscm ingegnerizzate.

Il team di ricerca

All’interno del team internazionale guidato dal professor Luca Gattinoni al «Leibniz Institute for Immunotherapy» di Regensburg, in Germania, un ruolo importante è stato svolto dal biologo andriese Gabriele Inchingolo, co-primo autore del lavoro pubblicato sulla prestigiosa rivista che apre nuove porte alle terapie. Inchingolo ha contribuito allo studio attraverso l’utilizzo di tecnologie di tracciamento a singola cellula, eseguendo un immunomonitoraggio direttamente sui campioni biologici dei pazienti trattati con Car-Tscm.

Il suo lavoro ha permesso di seguire nel dettaglio il destino delle cellule infuse nell’organismo, analizzandone la progressione, la capacità di espansione e gli effetti in vivo. I dati ottenuti sono stati poi confrontati con quelli provenienti da una coorte separata di pazienti trattati con le Car-T generate secondo i protocolli standard attualmente approvati e impiegati nella pratica clinica.
«I risultati sono incoraggianti – spiega Inchingolo – perché mostrano risposte positive al trattamento anche con dosi molto basse di cellule. Le Car-Tscm sembrano capaci di espandersi maggiormente, restare attive più a lungo nell’organismo e risultare meno tossiche rispetto alle terapie Car-T standard, conservando al tempo stesso la capacità di rigenerarsi, come una vera e propria cellula staminale».

ùMa la Puglia è sempre più lontana: «Al momento non vedo possibilità di rientro. Ad agosto mi trasferirò negli Stati Uniti, a Manhattan, dal dr. Christopher Klebanoff al “Memorial Sloan Kattering Cancer Center”. Qui studierò gli effetti di un’altra popolazione di linfociti T (chiamati residenti della memoria) ingegnerizzati con un’altra molecola (chiamata Tcr) per il tumore al pancreas. La strada della ricerca purtroppo mi porta sempre più lontano da casa».

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