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Politica Puglia

Legge elettorale pugliese, le opposizioni: si alla modifica ma no ai giochetti di potere

Si complica la strada per una riforma condivisa della legge elettorale pugliese, considerata ormai una priorità dal governatore Antonio Decaro. In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, il presidente della Regione ha ribadito la necessità di un “tagliando” alla norma che da troppo tempo penalizza la rappresentanza dei territori: le province più piccole contano più di quelle grandi, il premio di maggioranza e lo sbarramento elettorale restano difficili da applicare, e da due legislature piovono ricorsi al Tar Puglia. Solo contro l’ultimo verdetto di novembre, sono sette i ricorsi depositati, a conferma delle criticità del testo.

Decaro punta anche a modificare la parte della legge che limita la nomina di assessori esterni: oggi, il presidente può sceglierne solo due su dieci, obbligando a selezionare ben otto tra i consiglieri eletti, una regola considerata un’anomalia nel panorama regionale italiano. La proposta del consigliere supplente consentirebbe di sostituire il consigliere nominato in giunta con il primo dei non eletti, garantendo continuità nell’attività del Consiglio. Ma l’idea incontra l’opposizione: disponibile a rivedere la legge elettorale, ma non a introdurre il meccanismo dei supplenti. Nei giorni scorsi, Decaro ha ribadito la necessità di intervenire sul testo normativo regionale.

La risposta di Fratelli d’Italia, affidata a Paolo Pagliaro, presidente del gruppo in Consiglio, conferma apertura al confronto, ma con condizioni chiare. «I ricorsi al Tar confermano la necessità di un tagliando alla legge elettorale. Siamo disponibili a collaborare per garantire che la volontà popolare pesi più dell’articolato calcolo attuale», ha dichiarato Pagliaro, precisando però che «non ci prestiamo a moltiplicare poltrone a spese dei pugliesi». Il nodo è proprio il consigliere supplente: secondo FdI, l’istituto rischierebbe di generare almeno otto nuove indennità, con un meccanismo ambiguo di subentri che in altre Regioni non esiste.

«In altri casi – spiega Pagliaro – chi diventa assessore si dimette da consigliere; così la distinzione tra giunta e Consiglio è netta. Qui, invece, il sistema rischia di trasformarsi in un escamotage per eleggere più consiglieri di maggioranza e poi spostarli in giunta lasciando il posto ai non eletti: una moltiplicazione di poltrone inaccettabile». Fratelli d’Italia chiede, inoltre, che sia rispettato il principio della rappresentanza territoriale: il numero di seggi assegnato a ciascuna provincia deve rimanere invariato, senza che le circoscrizioni più grandi prevalgano sulle più piccole, come Brindisi e BAT.

«È fondamentale – aggiunge Pagliaro – che il testo finale non aumenti la spesa pubblica, né sottragga risorse ad altre emergenze della Regione». La partita si giocherà nella Commissione VII, chiamata a discutere le modifiche in modo trasparente, evitando decisioni prese nelle «sacrestie del centrosinistra», come tuona l’opposizione. Fratelli d’Italia annuncia già una battaglia serrata qualora si cercasse di approvare un testo preconfezionato a colpi di maggioranza.

L’orizzonte resta quindi incerto: la legge elettorale pugliese necessita di interventi urgenti, ma tra equilibri politici, veti incrociati e il rischio di creare nuovi privilegi, la strada verso un testo condiviso appare in salita.

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