L’incontro di questa sera a Lecce si preannuncia particolarmente interessante per diversi aspetti. Si parlerà di legge elettorale, a farlo saranno cittadini, associazioni, movimenti e non partiti, sul palco si confronteranno un ex sindaco di Lecce Carlo Salvemini, e un ex candidato sindaco al Comune di Bari, Michele Laforgia.
Il tema è «Riprendiamoci il voto» ma, avvocato Laforgia, non sarebbe stato meglio «riprendiamoci le preferenze»?
«No, no, riprendiamoci il voto. In un duplice senso. Primo perché il voto dovrebbe essere una di quelle poche cose in cui uno vale uno. E quindi tutti i trucchi per attribuire maggioranze posticce o seggi in più con premi di maggioranza finiscono con lo svilire un principio fondamentale della democrazia, per cui un voto vale un voto. Secondo, non è detto che ci sia solo la soluzione delle preferenze. Ci sono molti modi previsti alle leggi elettorali per consentire agli elettori non solo di di votare un simbolo o una lista, ma di votare un proprio rappresentante, anche con i collegi uninominali avviene la stessa cosa. Tu voti comunque un candidato. Sicuramente non è votare solo liste bloccate. Questo significa espropriare gli elettori della possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. È la negazione della democrazia e alla fine anche la negazione del ruolo del Parlamento».
La riunione a Lecce con Salvemini, vuol dire anche qualcos’altro? Si sta pensando a qualche formazione in vista dei prossimi appuntamenti anche nazionali?
«È un dialogo che è incominciato anche prima, sono due esperienze diverse, ma che hanno più di un tratto in comune. Incominciare a costruire, non una nuova formazione, ma un minimo di collegamento di rete, anche di confronto tra le esperienze che stanno in Puglia. Adesso noi partiamo da due esperienze di cittadinanza attiva vera, non di quella che viene formata solo per le elezioni in Puglia. Ce ne sono tantissime».
Pensate ad un partito di sindaci?
«No, non c’entra assolutamente niente. Non stiamo affatto pensando a una federazione di amministratori. Stiamo pensando ad un collegamento fra esperienze di cittadinanza attiva, di movimenti, di associazioni».
Siamo sempre nell’ambito del civismo. Anche se nelle ultime elezioni le civiche non sono andate proprio bene.
«Ma è un po’ difficile fare una percentuale. Quando parliamo di liste civiche, di che cosa parliamo? Bisogna distinguere le liste dalle associazioni, dai gruppi, dai movimenti organizzati che ci sono in giro. Io non misurerei l’importanza, il rilievo, il peso anche politico di questa esperienza semplicemente dal consenso elettorale. Svolgono una funzione diversa. Tra l’altro, nelle associazioni, anche nella mia, La Giusta causa ci sono persone che hanno tessere di partito e persone che non ce l’hanno».
Vi muovete sempre nell’ambito del Campo Largo?
«Ci muoviamo sicuramente nell’ambito dello schieramento democratico, progressista, poi ognuno usa la definizione che vuole».
Laforgia, pensando anche alle prossime elezioni politiche, primarie sì o no?
«Se stiamo parlando delle primarie per il candidato, sì. Uno dei problemi della legge elettorale è che si pretende di mettere il nome di un candidato cosa che non è prevista dalla Costituzione. Se invece parliamo di percorsi trasparenti per la selezione delle candidature dei rappresentanti in Parlamento, penso che tutto quello che è trasparente è meglio di quello che è opaco».
