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La roulette dei prezzi in carcere e i “difetti” delle gare d’appalto

Sacrificati, costretti a dividersi spazi angusti, ma anche a pagare i beni di prima necessità (come bagnoschiuma, dentifricio, rasoi) con prezzi non calmierati. Succede ai detenuti di tutta Italia, il cui “borsellino” può subire variazioni a seconda che si trovi in un istituto piuttosto che in un altro. Ciò che sembra una questione di fortuna…
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Sacrificati, costretti a dividersi spazi angusti, ma anche a pagare i beni di prima necessità (come bagnoschiuma, dentifricio, rasoi) con prezzi non calmierati. Succede ai detenuti di tutta Italia, il cui “borsellino” può subire variazioni a seconda che si trovi in un istituto piuttosto che in un altro. Ciò che sembra una questione di fortuna è invece l’esito di aggiudicazioni di gara con meccanismi collaudati e previsti dal codice degli appalti, ma che potrebbero prestarsi a manipolazioni, oltre che a evidenti differenze di costi.

All’origine di tutto, dunque c’è la gara per la fornitura di sopravvitto, di tutti quei prodotti cioè che non fanno parte del vitto e che il detenuto può acquistare all’interno del proprio carcere. Una gara che, pur riguardando il territorio nazionale, viene divisa per lotti a seconda di regioni e province.
Il 19 novembre scorso è stato pubblicato dall’amministrazione penitenziaria un avviso pubblico per la manifestazione d’interesse alla procedura negoziata, per l’affidamento del servizio con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, garanzia di risparmio per gli utenti finali, con i punteggi divisi fra offerta tecnica e offerta economica. Ma, a pochi giorni dalla scadenza (fissata per il 29), inaspettatamente, il 26 novembre il criterio di selezione viene modificato, diventando “il minor prezzo” o il “massimo ribasso”.
Il codice degli appalti, in questo caso, stabilisce un’altra regola. E cioè che, se allo stesso bando di gara si presentano cinque o più aziende, si individua la media dei ribassi (si chiama soglia di anomalia), e chi si discosta troppo, proponendosi con un ribasso molto forte, viene escluso. Una norma che dovrebbe garantire la serietà e attendibilità delle offerte ma che si presta a strumentalizzazioni se, ad esempio, quattro o più aziende fanno cartello, individuando a monte la percentuale media di ribasso, ed escludendo la sesta.
Ed è così, ad esempio, che in Puglia un detenuto può acquistare un flacone di detersivo liquido a 2,51 euro, mentre in Basilicata lo stesso detersivo può costare 1,80. E ancora, una confezione di rasoi che in una casa circondariale del Puglia costa 3,16 euro, in Basilicata verrebbe pagata 2,27. Il deodorante spray in Puglia 3,64, in Basilicata un euro di meno, 2,62. L’elenco dei prodotti in vendita è molto lungo e comprende anche alimentari, casalinghi e altri prodotti per l’igiene personale. Una differenza di trattamento che con difficoltà viene rilevata ma che gioca sul quotidiano di persone già costrette a vivere in situazioni difficili, con le strutture cronicamente in sovraffollamento e la storica carenza di personale tra gli agenti di polizia penitenziaria.

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