Nei primi undici mesi del 2025 l’Inps ha erogato 18,1 miliardi di euro per l’assegno unico e universale destinato alle famiglie con figli a carico. Dal punto di vista territoriale, oltre il 46% delle somme erogate si concentra nel Mezzogiorno, a fronte di una maggiore incidenza di famiglie numerose e di redditi medi più bassi rispetto al Centro-Nord. Campania, Sicilia, Puglia e Lazio rientrano stabilmente tra le regioni con il maggior numero di beneficiari.
Il contesto regionale
All’interno di questo quadro, la Puglia mantiene una posizione di rilievo. I dati regionali mostrano una quota pari a circa il 6% delle domande nazionali, in linea con il peso demografico ma con un impatto economico significativo sul territorio. Nel 2024 le domande presentate in Puglia hanno superato le 36 mila unità, per oltre 47 mila figli, mentre a fine anno risultavano pagati più di 650 mila figli su base mensile.
L’importo medio regionale per figlio si è attestato intorno ai 180 euro, valore superiore alla media nazionale e indicativo di una maggiore concentrazione di famiglie nelle fasce Isee medio-basse. Anche nel 2025 il trend risulta stabile: nei primi mesi dell’anno le domande superano le 11 mila, con oltre 14 mila figli coinvolti, mantenendo una quota costante nel confronto nazionale. In termini di risorse, la Puglia beneficia ogni mese di trasferimenti per diverse centinaia di milioni di euro, con effetti diretti sul reddito disponibile delle famiglie.
Effetti economici
In un contesto caratterizzato da redditi medi inferiori alla media italiana, tassi di occupazione più contenuti e una presenza significativa di nuclei monoreddito, l’Assegno unico svolge in Puglia una funzione di integrazione strutturale del reddito. Il trasferimento contribuisce a sostenere i consumi legati ai figli e ad attenuare l’impatto dell’inflazione sui bilanci familiari. Sul piano nazionale, la misura rappresenta anche uno strumento di stabilizzazione macroeconomica, con effetti potenzialmente positivi sulle scelte di natalità e sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro, soprattutto nelle regioni del Sud.
Lo scenario nazionale
La misura, introdotta per razionalizzare e rendere strutturali gli interventi a favore della genitorialità, ha coinvolto oltre 6,2 milioni di nuclei familiari e quasi 9,9 milioni di figli, confermandosi una delle principali voci di spesa del welfare familiare italiano. Su base mensile, i nuclei beneficiari risultano mediamente oltre 5,9 milioni, con un importo medio per figlio pari a circa 174 euro, comprensivo delle maggiorazioni.
L’assegno presenta una forte modulazione redistributiva: per le famiglie con Isee più basso l’importo può superare i 220 euro mensili, mentre per i redditi più elevati o in assenza di Isee scende sotto i 60 euro. Circa il 52% delle risorse complessive è destinato ai nuclei con Isee inferiore ai 25 mila euro. Dal punto di vista territoriale, oltre il 46% delle somme erogate si concentra nel Mezzogiorno, a fronte di una maggiore incidenza di famiglie numerose e di redditi medi più bassi rispetto al Centro-Nord. Campania, Sicilia, Puglia e Lazio rientrano stabilmente tra le regioni con il maggior numero di beneficiari.