Antonio Decaro sceglie l’aula del Consiglio regionale per lanciare un messaggio che è insieme politico e morale: la Puglia che riparte non può permettersi né rendite di posizione né teatrini. Nel discorso d’insediamento, il presidente mette in fila parole-chiave che suonano come una consegna per i prossimi cinque anni: «Lavoro, passione, dedizione». E soprattutto un’idea netta di governo: maggioranza e opposizione restano tali, ma dentro un perimetro di rispetto istituzionale e responsabilità collettiva.
Il valore della fiducia
Decaro rivendica la scelta simbolica di lasciare l’incarico in Europa per «tornare a disposizione della mia gente», marcando la distanza da una politica vissuta come carriera personale. Un passaggio che vale più di una dichiarazione d’intenti: è la premessa con cui prova a blindare la propria leadership e a costruire un mandato fondato sulla fiducia, «da non tradire». Il tono è quello di chi vuole tenere insieme disciplina interna e apertura esterna: chiede sacrificio a assessori e consiglieri, ma tende la mano alle opposizioni, ringraziando Luigi Lobuono per lo stile elettorale e promettendo collaborazione sulle proposte utili «a migliorare la vita dei pugliesi».
In aula «no propaganda»
Il punto politico più forte è la definizione dell’aula: «Non è un teatro», ma il luogo in cui si decide la Puglia del futuro. Tradotto: meno propaganda e più provvedimenti. Decaro non nasconde che arriveranno «scelte impopolari» e momenti di tensione, ma richiama tutti a tenere fede al mandato anche quando servirà «un passo indietro». Un modo per preparare il terreno alle decisioni difficili e, allo stesso tempo, per chiedere compattezza senza chiudere il confronto.
L’agenda dei bisogni
La cornice programmatica è un’agenda che punta dritta ai nervi scoperti: liste d’attesa in sanità, acqua agli agricoltori, fuga dei talenti, casa e futuro per le famiglie, riduzione delle disuguaglianze. E qui il presidente affonda il colpo contro la politica autoreferenziale: basta «riunioni a palazzo per scegliere la propria corrente», basta «dibattiti senza decidere niente». Il bersaglio non è solo l’opposizione, ma anche i vizi strutturali dei partiti, chiamati a riconquistare la fiducia di chi non vota più.
Visione antifragile
Decaro prova così a tenere insieme identità e visione: «Prendersi cura di tutta la Puglia», quella che corre e quella che resta indietro, le città e le aree interne, i quartieri dimenticati e le eccellenze che competono nel mondo. Sullo sfondo, le grandi sfide del tempo: transizione digitale ed ecologica, crisi climatica, demografia, risorse che «stanno finendo». Da qui l’idea di un modello di sviluppo «antifragile», capace di trasformare le crisi in rigenerazione, unendo crescita economica e giustizia sociale.
Il patto finale
Il passaggio finale è un avvertimento che suona come un patto: se ognuno penserà a sé stesso «avremo fallito tutti». La legislatura appena nata viene incardinata su un obiettivo politico semplice e ambizioso: scrivere «una storia collettiva» in cui i pugliesi possano riconoscersi. Non solo un programma di governo, ma una promessa di metodo: parlare meno, lavorare di più. E farlo, questa volta, sotto gli occhi di una regione che chiede risultati.