Vent’anni sono una celebrazione. Venticinque sono un passaggio di fase. Il Libro Possibile sceglie di festeggiarli inaugurando una tappa internazionale a Londra, in programma dal 10 al 12 marzo, senza rinnegare la propria origine mediterranea. Per Rosella Santoro, ideatrice e direttrice della manifestazione, non è un salto nel vuoto, ma una traiettoria coerente. «Rappresenta un’evoluzione naturale. Il Libro Possibile nasce venticinque anni fa con l’idea di portare la cultura fuori dai luoghi convenzionali e restituirla alle piazze. Londra non è uno strappo rispetto a quell’identità, ma un ampliamento coerente: significa portare lo spirito delle piazze pugliesi nel cuore dell’editoria mondiale». Non un’operazione simbolica, ma un segnale strategico. «La tappa londinese non è solo un evento internazionale, ma un segnale identitario forte: il festival cresce, si apre al dialogo globale, ma resta fedele alla sua missione originaria: accessibilità del sapere, qualità del confronto, centralità del pubblico. È un anniversario che guarda avanti».
Una vocazione civile
L’anteprima londinese ha annunciato i nuovi libri di Pegah Moshir Pour e Carlo Cottarelli, due autori molto diversi per formazione e linguaggio, ma accomunati da una forte tensione civile. È una direzione precisa? Santoro non ha dubbi: «Assolutamente sì. Il Libro Possibile è sempre stato un luogo in cui la letteratura incontra il presente. Pegah Moshir Pour e Carlo Cottarelli rappresentano due registri diversi — narrativo e saggistico — ma entrambi parlano di responsabilità civile, consapevolezza, partecipazione». Il punto, spiega, è non separare mai cultura e realtà. «Rafforzare questa dimensione significa non separare mai cultura e realtà. I grandi temi del nostro tempo — diritti, economia, ambiente, libertà — attraversano le nostre scelte editoriali. Il festival vuole continuare a essere uno spazio in cui si riflette sul presente con strumenti culturali solidi, senza rinunciare alla qualità e alla complessità». Parole che indicano una linea chiara: la letteratura come lente sul contemporaneo, non come evasione.
Piazza e pensiero
Dopo un quarto di secolo tra Polignano e Vieste, la questione è mantenere l’equilibrio. «La sfida è mantenere equilibrio. Essere popolari non significa semplificare, e fare qualità non significa chiudersi. Il nostro obiettivo è tenere insieme piazza e pensiero, accessibilità e profondità». Un equilibrio costruito negli anni davanti a migliaia di persone. «In questi venticinque anni abbiamo dimostrato che si può fare alta divulgazione davanti a migliaia di persone, mantenendo rigore e pluralità di voci. Oggi la sfida è continuare a innovare nei linguaggi e nelle piattaforme — tra presenza fisica, media tradizionali e contenuti digitali — senza perdere il cuore del progetto: l’incontro reale tra autori e pubblico». E poi c’è il sogno. Emmanuel Carrère pubblicherà in primavera l’edizione italiana del suo nuovo libro. L’ipotesi di un suo arrivo in Puglia accende l’immaginazione, ma Santoro resta prudente: «Sarebbe un sogno. Emmanuel Carrère è uno degli autori che seguo da tempo e attendo con grande curiosità la pubblicazione del suo nuovo libro in primavera». L’apertura resta, senza promesse avventate: «Il nostro impegno è sempre quello di creare occasioni di confronto di altissimo profilo, anche quando la formula tradizionale dell’incontro dal vivo non è immediatamente praticabile. Ci auguriamo che possa aprirsi prima o poi l’opportunità di dialogare con lui e di accoglierlo tra gli ospiti del Libro Possibile». Un anniversario, dunque, che strizza l’occhio a domani e lo fa con la convinzione che la piazza possa ancora essere un luogo di crescita e di pensiero condiviso.









