Oltre 700 mila pugliesi in meno nel 2050, con un calo del 18 per cento della popolazione e un rapporto di tre abitanti anziani per ogni giovane. Sono i numeri contenuti nel rapporto Svimez 2025 che analizzano e confermano il declino demografico della regione iniziato nel 2015. In generale le proiezioni, che incrociano dati Istat su natalità e decessi, prefigurano un Belpaese meno popoloso e anagraficamente più fragile, seppur con traiettorie territoriali differenziate.
La popolazione complessiva si ridurrà di circa 4,6 milioni di persone, a causa sia del peggioramento del saldo naturale (dai meno 280 mila individui del 2024 ai meno 462 mila del 2050), sia del progressivo ridimensionamento del saldo migratorio, previsto in calo da 244 mila a 166 mila unità. Lombardia, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige saranno le sole tre regioni ad avere un incremento della popolazione (rispettivamente più 200 mila, 114 mila e 66 mila) ma questo avverrà esclusivamente per il contributo degli immigrati, sia interni che esterni. Quasi il 77 per cento di questa contrazione si concentrerà invece nel Mezzogiorno, che da solo perderà intorno a 3,5 milioni di residenti.
La caduta della natalità
Alla base dello spopolamento meridionale c’è soprattutto la caduta della natalità: dalle 131 mila nascite registrate nel 2024 si scenderà, sempre secondo le previsioni, a meno di 100 mila nel 2050. Questo accadrà non solo perché le famiglie fanno tendenzialmente meno figli ma anche a causa del ridimensionamento della popolazione femminile in età feconda. Insieme alla Puglia, che arriverà a 3 milioni e 100 mila abitanti circa, punte particolarmente gravi sono previste in Basilicata (meno 22,5%) e Sardegna (meno 22%).
Sempre più anziani
Il Mezzogiorno non solo sarà meno popoloso, ma anche significativamente più anziano: entro il 2050 la popolazione sotto i 15 anni diminuirà di 772 mila unità (meno 31,1 per cento), quella in età lavorativa si ridurrà di 4,1 milioni (meno 31,8 per cento), mentre gli over 65 aumenteranno di 1,3 milioni (una crescita del 27,4 per cento).
Queste trasformazioni porteranno l’indice di vecchiaia del Sud da 186 nel 2024 (meno di due anziani per ogni giovane) a 343 nel 2050, cioè oltre tre anziani ogni ragazzo, un valore addirittura più elevato rispetto al Centro (322) e al Nord (288). Allo stesso tempo, l’indice di dipendenzastrutturale (Ids) – che mette in relazione popolazione potenzialmente non attiva e attiva – balzerà dal 56 all’88 per cento, segnalando il crescente squilibrio tra generazioni.
Nuclei familiari
Al Sud diminuirà anche il numero complessivo di famiglie: da 8,5 milioni nel 2024 a 7,9 milioni nel 2050 (meno 6,6 per cento). La riduzione sarà trainata dal crollo delle coppie con figli, che passeranno da 2,7 a 1,8 milioni (meno 32,8 per cento), una contrazione nettamente superiore a quella osservata a livello nazionale.
La struttura familiare sarà inoltre sempre più sbilanciata verso nuclei piccoli: cresceranno le famiglie unipersonali (un aumento del 7 per cento, da 2,9 a 3 milioni) e i monogenitori (in aumento del 9 per cento). Di conseguenza, diminuirà la dimensione media dei nuclei: da 2,32 componenti nel 2024 a 2,06 nel 2050.
Le ricette Svimez
Quali le ricette Svimez per invertire questa tendenza e farsi trovare pronti all’appuntamento del 2050? Secondo l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno «questo svuotamento demografico mette a rischio la tenuta sociale ed economica dei territori, in particolare nelle aree interne» e aggiunge: «Contrastare il gelo demografico richiede politiche di lungo respiro: rafforzamento del welfare familiare, strumenti efficaci di conciliazione tra vita e lavoro, potenziamento dei servizi per l’infanzia, sostegni reali ai redditi e alla genitorialità. A queste misure vanno affiancate politiche inclusive di cittadinanza». Un’indicazione utile anche per i nostri amministratori locali.