Categorie
Attualità Puglia

IA a scuola, connubio affascinante. La coordinatrice scientifica: «Bisogna insegnare ai ragazzi come governarla»

Loredana Perla di Uniba è stata la coordinatrice scientifica della commissione che ha messo a punto le nuove linee guida per la scuola relative al primo e al secondo ciclo di istruzione.

Quali sono le principali novità?

«Dal primo ciclo ai licei c’è stato un filo conduttore comune: restituire centralità al sapere disciplinare, non in senso nozionistico, ma come struttura portante dello sviluppo delle competenze. Per il primo ciclo abbiamo lavorato sulla verticalità del curricolo, garantendo coerenza tra i diversi gradi di scuola, e sull’attenzione alle conoscenze essenziali. Per i licei il ripensamento è stato più strutturale: non una revisione di programmi, ma una riflessione su cosa deve fare il liceo oggi e perché».

Per quanto riguarda invece le singole materie?

«Segnalo la fine della Geostoria: storia e geografia tornano discipline autonome, ciascuna con la propria identità metodologica. La storia estende il proprio arco fino agli attuali equilibri globali; la geografia recupera strumenti e categorie interpretative proprie. Nei licei troviamo anche un ripensamento profondo della matematica, pensata non più come somma di tecniche, ma come esperienza intellettuale, con aperture esplicite all’intelligenza artificiale e alla storia del pensiero scientifico. E poi la letteratura, non come canone da venerare, ma come specchio in cui gli studenti possano riconoscere qualcosa di sé stessi e del mondo che abitano».

Ci sono state indicazioni ministeriali o vi siete mossi in totale autonomia?

«La Commissione ha operato all’interno di un mandato istituzionale chiaro, ma con un ampio margine di autonomia scientifica. Il Ministero ha definito gli obiettivi generali, lasciando però alla Commissione la responsabilità di tradurli in un impianto coerente e fondato dal punto di vista pedagogico e didattico».

Viviamo nell’epoca dell’IA e delle nuove tecnologie. Come si approccia la scuola a queste realtà sempre più invasive rispetto alla didattica professionale?

«L’IA può rappresentare un’opportunità, ma non sostituisce la mediazione didattica del docente, che resta insostituibile. Questo vale per tutti i cicli, con declinazioni diverse. Nei licei il discorso si approfondisce ulteriormente: in attuazione della Legge 132/2025 e dell’«AI Act» europeo, l’IA entra come oggetto di studio e come territorio da governare con gli strumenti del pensiero. La matematica svolge un ruolo centrale: per la prima volta le indicazioni le affidano esplicitamente il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di IA. Parallelamente, il pensiero critico diventa la seconda leva attraverso cui la scuola presidia l’autonomia intellettuale degli studenti: l’obiettivo non è addestrare all’uso degli strumenti digitali, ma formare giovani capaci di interrogarli, riconoscerne i limiti, distinguere tra ciò che un algoritmo produce e ciò che la mente costruisce attraverso il ragionamento».

Le classi delle nostre scuole sono sempre più formate da alunni stranieri e italiani di seconda generazione. In che modo avete tenuto conto di questo aspetto?

«Valorizzando la scuola come luogo di inclusione e di costruzione di cittadinanza. La lingua italiana, in particolare, è stata considerata come strumento fondamentale di accesso ai saperi. Questo vale tanto per il primo ciclo quanto per i licei, dove le nuove indicazioni ne ribadiscono il ruolo di bene culturale da custodire, come ricorda la stessa Corte costituzionale. L’obiettivo è promuovere una scuola capace di integrare senza assimilare, riconoscendo le differenze come risorsa».

Lascia un commento Annulla risposta

Exit mobile version