Il recente caso della frana di Niscemi in Sicilia, che ha costretto all’evacuazione di centinaia di persone e mostrato visivamente quanto possa essere devastante il dissesto del suolo, ha riportato l’attenzione nazionale sul tema del rischio idrogeologico. In Puglia, questa vulnerabilità non è un fenomeno lontano o teorico: si manifesta concretamente sia negli enti montani dei Monti Dauni sia nella provincia di Barletta-Andria-Trani (Bat), dove ogni pioggia intensa può rappresentare un serio rischio per infrastrutture e comunità.
Monti Dauni instabili
Nel cuore del Subappennino Dauno, in provincia di Foggia, alcuni dei borghi più piccoli e caratteristici della regione convivono da anni con situazioni di dissesto idrogeologico che alterano la vita quotidiana. A Roseto Valfortore, borgo di meno di mille abitanti, una strada comunale è stata chiusa da oltre due anni perché la carreggiata si è letteralmente spostata insieme al versante su cui era costruita.
Gli smottamenti continuano a preoccupare soprattutto in prossimità della cinta urbana, tanto che l’amministrazione ha chiesto l’intervento degli uffici regionali della Protezione Civile e della Difesa del Suolo per monitorare ulteriori movimenti del terreno. La sindaca di Roseto Valfortore, Lucilla Parisi, lancia un appello: «La nostra viabilità è compromessa, e senza strade sicure un intero territorio rischia l’isolamento. Serve supporto per interventi di consolidamento tempestivi prima che si aggravino le condizioni».
Questa fragilità non è un caso isolato: anche ad Accadia, Anzano di Puglia e Faeto infrastrutture viarie minori mostrano segni di cedimento dovuti a piogge intense e alla natura argillosa di molti versanti.
Dissesto e prevenzione
A sud-est dei Monti Dauni, la provincia di Barletta-Andria-Trani convive con una diversa ma altrettanto concreta forma di rischio idrogeologico. Qui fenomeni di allagamenti, ruscellamenti e innalzamenti dei corsi d’acqua sono sempre più frequenti in concomitanza con eventi meteorologici intensi. In diverse occasioni la Protezione Civile regionale ha emanato allerte arancioni per rischio idrogeologico e temporali, invitando cittadini e amministrazioni a prestare attenzione alle precipitazioni e ai possibili allagamenti urbani e stradali.
A Bisceglie, Comune della Bat, il sindaco Angelantonio Angarano ha dovuto fare i conti con strade allagate e criticità nel sistema di smaltimento delle acque piovane dopo un’ondata di maltempo: «La pioggia torrenziale ha messo in evidenza i limiti delle infrastrutture urbane. Continueremo a lavorare con la Protezione Civile per garantire sicurezza e tempestività negli interventi».
Il problema è emblematico di una provincia in cui la rete idraulica urbana, spesso invecchiata e insufficiente, fatica a gestire precipitazioni brevi ma intense, tipiche dei nuovi scenari climatici. In passato, l’amministrazione di Trani ha anche proposto l’installazione di un vascone per la raccolta delle acque meteoriche, sottolineando come la prevenzione possa ridurre significativamente il rischio di allagamenti in aree urbane e agricole.
Numeri e cause
Queste esperienze, pur diverse, si inseriscono in un quadro più ampio di esposizione al rischio in tutta la regione. Secondo i dati più recenti elaborati dall’Ordine dei Geologi della Puglia, il territorio regionale presenta un tessuto di fragilità concreto e diffuso: sono state censite 839 frane, che riguardano circa 63 mila residenti, oltre 17 mila edifici, quasi 6.000 imprese e più di 800 beni culturali. A queste si aggiungono anche le aree esposte a rischio di alluvione, con oltre 135 mila persone e quasi 37 mila edifici in potenziale pericolo.
Un dato particolarmente significativo riguarda la provincia di Bat, dove tutti i comuni sono classificati con livelli elevati di rischio idrogeologico, e buona parte del territorio è considerato vulnerabile per la combinazione di frane e pericoli idraulici. I fattori che alimentano questa situazione sono ormai noti: oltre alla tropicalizzazione dei modelli pluviometrici – con piogge più intense e concentrate – incidono l’abbandono rurale, la cementificazione diffusa e il progressivo consumo di suolo, che riducono la capacità naturale di drenaggio del territorio.
Per i geologi, il messaggio è chiaro: «Non si può più affrontare il rischio idrogeologico solo come un’emergenza stagionale. Occorrono strategie di prevenzione strutturate, che includano la manutenzione dei corsi d’acqua, la stabilizzazione di versanti e un uso del suolo più responsabile». Solo con piani di lungo periodo e il coinvolgimento di amministrazioni locali, esperti e cittadini, il territorio pugliese potrà sperare di ridurre realmente la frequenza e l’impatto di frane e alluvioni.