I distributori pugliesi si adeguano al ribasso del costo del carburante. L’effetto del decreto-legge “taglia prezzi” approvato dal governo Draghi ha previsto l’abbattimento delle accise, che per benzina e diesel vale 25 centesimi – al netto dell’Iva al 22 percento – per un totale di 30,5 centesimi, fino al prossimo 22 aprile. Il quesito maggiore riguarda proprio cosa succederà tra un mese, quando termineranno di fatto gli effetti di quella che resta una diminuzione di prezzo transitoria. «L’andamento generale non ci fa ben sperare» riferisce la Federazione Autonoma Italiana Benzinai (Faib), secondo cui tendenzialmente, terminati gli effetti del decreto e con il reintegro delle accise piene, con il greggio a parità di livelli (oggi a circa 120 dollari a barile), il costo del carburante ritornerà nell’ordine dei due euro a litro, al netto di ulteriori correzioni legislative. Ma a due giorni dall’effettiva entrata in vigore della legge, la maggior parte dei distributori sembra comunque aver adeguato i listini, almeno secondo quanto riportato dalla stessa Faib, che sostiene che sia davvero esiguo ormai il numero dei rivenditori che non abbia ancora provveduto all’adeguamento dei cartelli.
Confesercenti Puglia conferma poi come sul territorio regionale la stragrande maggioranza degli operatori si sia adeguata alle indicazioni riportate dal decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 marzo scorso. Si tratta di un dato particolarmente rilevante, soprattutto in virtù della denuncia del Codacons delle scorse ore, sul ritardo effettivo degli stessi adeguamenti, avvenuti – a detta dell’associazione dei consumatori – con estrema lentezza. La nota conteneva anche un invito ai cittadini al monitoraggio dei prezzi e istituiva addirittura un numero verde su cui segnalare gli esercenti che non si erano ancora adeguati alla legge. Diverse le segnalazioni giunte nelle ore scorse, con conseguenti comunicazioni alla Guardia di finanza ed esposti in Procura. A tal proposito, Codacons Puglia rende noto che al momento nessuna di queste segnalazioni riguarda la regione. Ma al netto del monitoraggio invocato dal Codacons – giusto secondo Confesercenti Puglia – ci si interroga in queste ore sull’effettiva efficacia di un decreto che certamente raffredda la questione rincari, ma non la risolve del tutto. Nei giorni scorsi, già Confindustria aveva messo in luce le criticità di una legge dagli «effetti deludenti», sollevando addirittura il tema «dell’incostituzionalità sugli extra profitti» delle aziende del comparto energia, contenuti nel decreto, il cui prelievo del 10 percento costituisce la copertura finanziaria del provvedimento (circa 4,4 miliardi) senza ulteriori scostamenti di bilancio.
Lo scudo per il governo è garantito dall’attività dell’Antitrust, che agisce quasi da garante per i consumatori per evitare rincari sul costo delle utenze. Il meccanismo prevede che le stesse aziende del comparto comunichino all’Antitrust il prezzo medio di acquisto e di vendita di elettricità gas naturale e metano, oltre che dei prodotti petroliferi relativi al mese precedente, in modo che l’Authority sorvegli su eventuali incongruenze ed eventualmente, con il supporto della Finanza, adotti opportuni provvedimenti. Nel merito della questione delle accise sui carburanti, invece, i nodi ancora da sciogliere riguardano le perdite potenziali di alcuni esercenti, rispetto soprattutto al carburante già in stock prima che intervenisse il decreto (ad accise piene) per cui lo stesso provvedimento non ha previsto copertura. La stessa Faib nei giorni scorsi chiedeva al governo proprio che la diminuzione delle accise non «fosse scaricata sulle gestioni».