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Giro d’Italia, il duro sfogo di Depalma (Federciclismo): «La Puglia? Ancora dimenticata»

L’ex sindaco di Giovinazzo attacca gli organizzatori: «Per il secondo anno di fila non passano da noi. Sono sdegnato da questo modo di fare»

Giro d’Italia, il duro sfogo di Depalma (Federciclismo): «La Puglia? Ancora dimenticata»
Tommaso Depalma, presidente della Federciclismo regionale e, nel riquadro, la mappa del Giro d’Italia che non passerà dalla Puglia

Un Giro d’Italia che sembra disegnato ai tempi dei Savoia prima della discesa di Garibaldi e dei Mille. E che, con l’Italia non c’entra nulla.

Sono durissime le parole con cui Tommaso Depalma, già sindaco di Giovinazzo e attuale presidente della federciclismo pugliese, su Facebook, descrive la corsa in rosa del prossimo anno, la numero 110, il cui percorso è stato svelato nei giorni scorsi. Ventuno tappe, dall’8 al 30 maggio 2027, con partenza da Trieste attraverso il confine sloveno, dove i ciclisti affronteranno anche la seconda frazione, ed arrivo a Roma, in una passerella che tutto il mondo invidia al Giro. Tutto però al centro-nord, con l’omaggio abruzzese a Michele Scarponi e diverse tappe appenniniche, mai sotto Napoli.

Il duro sfogo di Depalma

«Quello che è accaduto, e non è la prima volta – evidenzia Depalma in esclusiva – è figlio di una logica commerciale, legittima, da parte del proprietario del Giro, con Urbano Cairo ha preso impegni e accordi pluriennali con determinate città, vedasi Roma e Napoli. Lo dimostra il fatto che è il terzo anno di fila che la corsa arriva nella città campana, tra l’altro su strade molto pericolose. Questo cosa vuol dire? Se lui occupa delle caselle con contratti pluriennali e prende impegni già con determinati territori (per non parlare delle tappe straniere, poi), è normale che non tutte le Regioni abbiano lo stesso stato di salute. La Puglia, per esempio, che ha dovuto aumentare l’Irpef per sanare la questione sanitaria, come può svenarsi per andare dietro al Giro d’Italia? Sarebbe anche una cosa per certi versi in controtendenza».

L’attacco a Cairo

Alla luce di ciò, allora, «Cairo – ragiona l’ex primo cittadino giovinazzese – è uno che non guarda in faccia i territori, non ha nessuna idea e nessuna sensibilità sul fatto che il Giro dovrebbe essere uno strumento di valorizzazione equa del territorio, perché lui insegue i profitti, ma da sportivo e da uomo del Sud non la ritengo giusta, ancora di più per il fatto che uno degli sponsor del giro d’Italia è lo Stato italiano, con il Governo che attraverso il portale Italia.it mette risorse. Sono sdegnato da questo modo di fare». E poi un’amara riflessione sportiva: «Il Giro non è neanche immaginabile che possa competere col Tour, ma sta perdendo colpi anche rispetto alla Vuelta».