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Puglia, la Regione a caccia dei furbetti della Xylella: controlli per chi ha preso i fondi senza ripristinare

Altro che ristori a pioggia. La Regione Puglia annuncia la linea dura contro i furbetti della Xylella. Dopo aver messo in campo 237 dei 300 milioni di euro stanziati dall’Unione Europea per risarcire gli agricoltori salentini colpiti dal batterio, ora l’obiettivo è chiaro: verificare come quei fondi siano stati spesi e bloccare chi ha incassato senza ripristinare.

L’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, ieri, ha scelto il Salento per lanciare il messaggio. Una giornata tra Racale, Ugento, Gagliano del Capo e Otranto, all’indomani di anni segnati prima dall’epidemia degli ulivi e poi dalla pandemia. Accanto a lui Donato Boscia, tra i massimi esperti del settore, per toccare con mano lo stato dei reimpianti e della rigenerazione olivicola. Il dato di partenza è pesante: centinaia di milioni distribuiti per rimettere in piedi un’economia devastata.

Ma non tutti, secondo la Regione, avrebbero rispettato gli impegni. Ci sarebbero aziende che continuano a percepire i contributi pur in assenza di interventi di ripristino e reimpianti di varietà resistenti. Una distorsione che rischia di minare la credibilità di un intero sistema e di penalizzare chi, invece, ha investito davvero per ripartire. «La cura del territorio è parte integrante del contrasto alla Xylella – ha detto Paolicelli – pulizia, gestione e prevenzione sono azioni decisive. Da qui riparte anche l’economia: nuove produzioni, ricerca, vivai, frantoi, modelli colturali più sostenibili e robusti».

Non solo controlli, dunque, ma anche una narrazione diversa del Salento: non più terra rassegnata alla desertificazione, bensì laboratorio di riconversione e innovazione. Cooperative e aziende visitate dall’assessore stanno puntando su nuovi impianti, filiere corte, tecniche resilienti e investimenti in ricerca. Un cambio di paradigma che prova a trasformare l’emergenza in opportunità. Sul fronte dei controlli, però, la linea sarà rigorosa. «Intensificheremo le verifiche per accertare che siano stati realizzati i reimpianti previsti dai finanziamenti pubblici», ha assicurato l’assessore.

Un passaggio che suona come un avvertimento: i fondi europei non possono diventare rendite di posizione. La partita che si gioca in Salento è doppia. Da un lato la tutela del paesaggio, identità profonda della Puglia; dall’altro la costruzione di un nuovo modello economico capace di generare valore e occupazione. Con una premessa non negoziabile: trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche. Perché la rinascita degli ulivi non può poggiare su radici fragili.

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