Un nuovo sigillo di massima tutela naturalistica per il cuore verde della Puglia. Dopo il riconoscimento ottenuto dalla foresta di Sfilzi, la Regione Puglia compie un passo decisivo per inserire un secondo tesoro della Foresta Umbra nella prestigiosa Rete Nazionale dei Boschi Vetusti: la Giunta regionale ha infatti dato il via libera formale alla proposta di candidatura per la foresta “Pavari”, da trasmettere al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf).
Il provvedimento sancisce la chiusura positiva dell’istruttoria regionale su un’area demaniale di 88 ettari situata in agro di Monte Sant’Angelo, all’interno del perimetro del Parco Nazionale del Gargano. Pavari rappresenta un ecosistema unico in cui l’uomo non interviene da oltre sessant’anni: l’assenza di interferenze antropiche prolungate ha consentito ai cicli biologici di svilupparsi spontaneamente, lasciando che gli alberi secolari e il legno morto a terra fungano da linfa e habitat per una straordinaria varietà di specie autoctone.
La proposta scaturisce dal piano di ricognizione scientifica avviato dalla Sezione Foreste della Regione Puglia in partnership con il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell’Università della Tuscia. Gli studi accademici hanno consentito di mappare tre siti ad altissimo valore ecologico nel promontorio garganico – Sfilzi, Pavari e Falascone – redigendo per Pavari una dettagliata scheda di censimento e le linee guida per la tutela e il monitoraggio biologico, iter giunto al termine senza alcuna osservazione contraria.
«Con Pavari proseguiamo un percorso coerente volto a proteggere e far conoscere ciò che di più prezioso custodiamo – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale, Francesco Paolicelli –. In questi mesi abbiamo toccato con mano le devastazioni causate dal fuoco e dai roghi dolosi sul Gargano; alla distruzione rispondiamo con una visione diametralmente opposta: cura, presidio scientifico e investimenti sulla natura incontaminata».
L’attribuzione dello status ministeriale punta a generare ricadute positive anche sul piano socio-economico delle aree interne: «Riconoscere un Bosco Vetusto significa promuovere un turismo ecologico, lento e consapevole – conclude Paolicelli – capace di valorizzare l’identità autentica della Puglia, tutelare il paesaggio e combattere i cambiamenti climatici».



