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Fondi europei, doccia fredda per le imprese: gli incentivi restano vincolati

La riprogrammazione dei fondi europei cambia le priorità della Regione Puglia e mette sul tavolo 679 milioni di euro da riallocare nella programmazione 2021-2027. Una manovra che non è solo tecnica, ma profondamente politica ed economica: sposta risorse da capitoli ritenuti meno efficaci verso interventi considerati urgenti, in risposta alle nuove pressioni sociali, climatiche e…
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CONSIGLIO REGIONALE DELLA PUGLIA, NUOVA SEDE ESTERNI PALAZZO

La riprogrammazione dei fondi europei cambia le priorità della Regione Puglia e mette sul tavolo 679 milioni di euro da riallocare nella programmazione 2021-2027. Una manovra che non è solo tecnica, ma profondamente politica ed economica: sposta risorse da capitoli ritenuti meno efficaci verso interventi considerati urgenti, in risposta alle nuove pressioni sociali, climatiche e produttive. Il cuore dell’operazione è lo sviluppo economico.

Qui confluisce la quota più rilevante, oltre 470 milioni di euro, destinati a sostenere imprese, innovazione e competitività attraverso la piattaforma europea STEP, che finanzia tecnologie strategiche solo nei settori digitale, energetico e delle biotecnologie. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il sistema produttivo pugliese in una fase segnata da transizioni complesse, dalla decarbonizzazione alla trasformazione digitale. Ma il dato politico resta: queste risorse non potranno essere utilizzate per riattivare i bandi regionali bloccati per overbooking, come Contratti di programma, PIA e MiniPIA, lasciando in sospeso circa 2mila progetti e investimenti potenziali per oltre 5 miliardi di euro. Proprio su questo fronte la giunta guidata da Antonio Decaro ha avviato un negoziato con il Governo centrale e con il ministro per le Politiche di coesione, Tommaso Foti, per cercare di recuperare coperture alternative e sbloccare, almeno in parte, quella massa di investimenti oggi congelata.

Una trattativa che punta a rivedere l’utilizzo dei Fondi di sviluppo e coesione e che rappresenta uno dei passaggi più delicati della strategia economica regionale. Il secondo pilastro è quello sociale, con oltre 180 milioni di euro destinati alle politiche abitative. Una scelta che segna un cambio di passo: dalla gestione ordinaria dell’edilizia residenziale pubblica a un intervento più ampio sulla crisi abitativa. Le risorse serviranno per il recupero di alloggi popolari, la realizzazione di soluzioni abitative condivise per persone fragili e la rigenerazione di quartieri degradati. In un contesto in cui la pressione degli affitti e la crescita delle locazioni brevi stanno ridisegnando il mercato immobiliare, la casa torna così al centro dell’agenda regionale come fattore di coesione sociale.

Il terzo asse riguarda l’acqua, con circa 27-30 milioni di euro destinati al sistema idrico. Interventi mirati alla costruzione di impianti di affinamento per il riuso in agricoltura, al potenziamento delle reti e alla riduzione delle perdite. Un investimento più contenuto rispetto agli altri capitoli, ma strategico in una regione esposta alla crisi climatica e alla crescente scarsità di risorse idriche. La riprogrammazione nasce dalla revisione intermedia della politica di coesione europea, che ha consentito alle Regioni di riorientare le risorse verso obiettivi ritenuti più urgenti. In Puglia il risultato è una redistribuzione che punta su tre leve: competitività delle imprese, diritto alla casa e sicurezza idrica.

Una scelta che riflette le nuove emergenze, ma che al tempo stesso evidenzia i limiti della programmazione precedente, incapace in alcuni casi di tradurre rapidamente i fondi in spesa effettiva. Sul piano politico, il tema della gestione resta centrale. Dalle opposizioni, con il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Paolo Pagliaro, in prima linea, arriva il richiamo a un utilizzo «oculato» delle risorse e lontano da logiche elettorali. Ma il vero banco di prova sarà la capacità della Regione di trasformare questa rimodulazione in cantieri, investimenti e occupazione. La partita ora si gioca sui tempi e sull’efficacia della spesa: 679 milioni che possono rappresentare un’accelerazione concreta per l’economia pugliese oppure l’ennesima occasione parzialmente mancata.

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