A due mesi dalla scadenza della legge che impone il fermo pesca triennale per i ricci di mare, in vigore in Puglia dal 5 maggio del 2023, «serve un “tagliando”» per «valutarne gli esiti» e per «un’eventuale proroga, per evitare di vanificarne gli effetti positivi emersi dai monitoraggi effettuati nel corso del 2025».
Lo afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio regionale della Puglia, Paolo Pagliaro, che di quella legge fu promotore.
Pagliaro ricorda che l’obiettivo era quello di «favorire il ripopolamento dei ricci a rischio estinzione, dalla cui presenza dipende l’equilibrio dell’ecosistema marino».
Per il consigliere regionale «è importante conoscere i dati dei monitoraggi» e per questo ha chiesto «di convocare in Commissione Pesca un’audizione. Se si deve programmare una fase 2 della legge – afferma -, chiediamo innanzitutto che i pescatori con licenza siano ristorati sin da subito e siano coinvolti nel nuovo piano di monitoraggio e ripopolamento».
Il capogruppo di Fratelli d’Italia chiede «inoltre risorse specifiche per intensificare l’azione di controllo e repressione delle forze dell’ordine impegnate a far rispettare il divieto di pesca dei ricci. E chiediamo anche di finanziare e realizzare la campagna di informazione e sensibilizzazione a tappeto contro la pesca illegale, che era prevista ma è rimasta inattuata».
La Regione Puglia, propone Pagliaro, «potrebbe attingere alle risorse Feampa, il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (che per la Puglia ammonta a 9 milioni di euro) per finanziare con circa 900mila euro, tramite affidamento diretto il progetto di ricerca e monitoraggio di UniSalento».