Home » Puglia » Ex Ilva, Palazzo Chigi convoca i sindacati. Aigi riapre i licenziamenti e le sigle indicono la mobilitazione

Ex Ilva, Palazzo Chigi convoca i sindacati. Aigi riapre i licenziamenti e le sigle indicono la mobilitazione

L’Aigi, che raggruppa le imprese dell’indotto, ha sbloccato le procedure di licenziamento collettivo per 2.500 lavoratori di 28 imprese

Ex Ilva, Palazzo Chigi convoca i sindacati. Aigi riapre i licenziamenti e le sigle indicono la mobilitazione
(foto Fb di Dipendenti Ilva In As Appalto Acciaierie Di Italia)

L’ordinanza della Corte d’Appello di Milano, che ha rigettato l’istanza di sospensione confermando lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro il 28 ottobre, innesca immediate scosse di assestamento ed enormi tensioni sociali.

Il Governo corre ai ripari convocando d’urgenza i sindacati a Palazzo Chigi per martedì. La premier Giorgia Meloni ribadisce l’impegno dell’esecutivo: «Un file su cui stiamo spendendo il maggior numero di ore, facendo del nostro meglio con decisioni che non dipendono da noi». Tuttavia, sul fronte occupazionale la situazione è già precipita. L’associazione Aigi, che raggruppa le imprese dell’indotto, ha sbloccato le procedure di licenziamento collettivo per 2.500 lavoratori di 28 imprese associate, iter che era stato congelato l’8 settembre in attesa del pronunciamento giudiziario. Si prospetta inoltre un drastico aumento della cassa integrazione straordinaria, che rischia di appesantire un quadro tarantino già critico con 3.000 addetti diretti in ammortizzatore sociale su poco meno di 8.000.

In risposta al verdetto, si è riunito d’urgenza nello stabilimento ADI il Consiglio di Fabbrica straordinario con le segreterie e RSU di Fim, Fiom, Uilm e Usb. I sindacati hanno lanciato un allarme perentorio: «Il tempo è scaduto. Serve una risposta politica e industriale all’altezza della gravità della situazione». Le sigle chiedono un intervento straordinario per tutelare i lavoratori di Acciaierie d’Italia in AS, Ilva in AS e dell’indotto, pretendendo garanzie occupazionali, ammortizzatori sociali, tutela del reddito, scivoli previdenziali e un piano concreto di reindustrializzazione.

«La decarbonizzazione e la transizione ecologica non possono diventare sinonimo di dismissione e desertificazione industriale», sottolinea il comunicato unitario. I sindacati hanno chiarito che le imminenti mobilitazioni non saranno dirette contro i giudici di Milano, bensì contro le responsabilità accumulate dai governi in 14 anni di vertenza. Si parte lunedì 14 settembre con le assemblee dei lavoratori dell’appalto davanti alle portinerie per bloccare i licenziamenti, seguite da nuove assemblee generali subito dopo il vertice a Palazzo Chigi. Taranto affronta il rischio concreto di una crisi sociale senza precedenti e chiede al Governo misure straordinarie immediate per disinnescare la bomba occupazionale.