In Puglia il recupero dell’evasione fiscale da parte dei Comuni ha fruttato appena 1.494,82 euro nel 2024. Il dato si inserisce in un quadro nazionale altrettanto critico: in Italia l’importo spettante ai Comuni per le riscossioni erogate nel 2025 è pari a un misero 0,02% del potenziale recuperabile.
La denuncia arriva dalla Uil Puglia, che fotografa un sistema incapace di sfruttare gli strumenti a disposizione.
Secondo il sindacato, questa inefficacia si traduce in un danno per il welfare territoriale, specialmente in un’area penalizzata da retribuzioni inferiori alla media nazionale.
Sul tema è intervenuto il segretario generale della Uil Puglia, Stefano Frontini, chiedendo un cambio di passo istituzionale. «La lotta all’evasione fiscale non rappresenta soltanto una questione di legalità e di equità, ma una vera leva di sviluppo e di giustizia sociale», ha dichiarato il sindacalista, spiegando che ogni risorsa recuperata potrebbe finanziare i servizi e alleggerire la pressione sui contribuenti onesti.
Frontini ha poi espresso preoccupazione per i bilanci familiari: «La nostra regione fa i conti con salari e redditi tra i più bassi del Paese. In questo contesto, l’aumento della fiscalità locale rischia di colpire ulteriormente famiglie, pensionati e lavoratori. È inaccettabile che si continui a chiedere sacrifici a chi già contribuisce regolarmente, mentre il contrasto all’evasione non viene utilizzato con la determinazione necessaria».
Per invertire la rotta, la Uil Puglia propone di rafforzare la collaborazione tra Comuni, Agenzia delle entrate e Guardia di finanza. L’obiettivo indicato da Frontini è quello di coinvolgere anche la Regione con ruoli di coordinamento, investendo in competenze, strumenti e banche dati condivise per scovare elusioni e illeciti.
