Non si arresta la diffusione dell’epatite A in Campania, dove sono centinaia i casi con sintomi e decine i ricoveri negli ultimi giorni.
La conferma della circolazione virale arriva dalle analisi condotte su diversi campioni di frutti di mare, risultati positivi alla presenza del patogeno.
Se in Campania l’allerta è massima, la situazione appare radicalmente diversa in Puglia, dove la strategia vaccinale avviata alla fine degli anni Novanta sta fungendo da scudo efficace contro il rischio di epidemie.
Secondo l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, che ha pubblicato un post sull’argomento nei giorni scorsi, la situazione campana riflette una dinamica virale nota: i casi clinici osservati rappresentano solo la punta di un iceberg. Se un adulto manifesta sintomi evidenti, per l’ex assessore alla Sanità della Regione Puglia esiste una quota sommersa di soggetti asintomatici che contribuisce alla diffusione del virus. Nei bambini, questa condizione si verifica tra il 70% e il 90% delle infezioni.
Il virus, eliminato attraverso le deiezioni, raggiunge il mare se i sistemi di depurazione delle acque reflue sono inefficienti. Qui, spiega Lopalco, entrano in gioco i mitili che, agendo come potenti filtratori, concentrano il patogeno nei propri tessuti.
La presenza del virus nelle cozze vendute a Napoli, sottolinea l’epidemiologo, suggerisce due scenari: una contaminazione locale dovuta ad acque non trattate, oppure l’importazione di partite già contaminate (spesso provenienti da Nord Africa o Turchia) non sottoposte a corretta stabulazione.
Oltre le cozze: i veicoli dell’infezione
Sebbene i frutti di mare crudi siano il principale sospettato, «le cozze non sono gli unici colpevoli», chiarisce Pier Luigi Lopalco. Il lungo periodo di incubazione – che può durare diverse settimane – e la presenza di portatori sani facilitano la trasmissione interumana.
Il modello Puglia: il vaccino come scudo
In Puglia la situazione è sotto controllo e non si registrano cluster epidemici o ricoveri da anni. Il merito va attribuito a una scelta di sanità pubblica lungimirante. «Sono decenni che non si verificano epidemie qui e il merito è anche dei vaccini», spiega il professore, ricordando il programma di vaccinazione per bambini e adolescenti avviato nel 1998.
Mentre negli anni Novanta l’immunità della popolazione pugliese derivava dall’esposizione naturale al virus – legata al consumo abituale di crudo di mare – oggi la protezione dei giovani adulti è garantita dal siero. Questa barriera immunitaria riduce drasticamente il numero di soggetti suscettibili, rendendo difficile la formazione di focolai anche in caso di introduzione del virus.
Sintomi e prevenzione
L’epatite A esordisce spesso con sintomi aspecifici come stanchezza, febbricola e dolori muscolari. Un altro segnale resta l’ittero, ovvero la colorazione giallastra della cute e delle sclere oculari. Oltre al rispetto delle norme igieniche e delle buone pratiche nella ristorazione, gli esperti consigliano la vaccinazione soprattutto per chi viaggia verso mete dove il virus è endemico, come l’America Latina, l’Egitto o la Thailandia.









