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Energie rinnovabili in Puglia, in Regione gli ambientalisti si oppongono al progetto: «Favorite le lobby»

Solo l’Italia gravida di paradossi riesce a partorire simili situazioni. Così succede che, ieri, si scomoda da Roma Simone Togni, presidente dell’Anev (Associazione Nazionale Energia del Vento) per prendere parte alla seduta congiunta della quarta e quinta commissione regionale, chiamate a raccogliere pareri e opinioni sul progetto del governo regionale «relativo alla definizione delle aree idonee per gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili». Legittima presenza, si dirà.

Ma il paradosso italico è nella stessa natura dell’Anev che riunisce oltre 120 aziende che operano nel settore eolico e oltre cinquemila soggetti tra operatori di energia e professionisti del settore, ma è anche associazione ambientalista, riconosciuta dall’allora ministro dell’ambiente, Altero Mattioli. Come dire: da una parte «tutela» le aziende del vento, che secondo gli ambientalisti distruggono il paesaggio, e dall’altro si rende promotrice di uno sviluppo sostenibile del territorio. «L’arrivo di Togni a Bari è il segnale di quanta importanza venga data alla procedura avviata dalla Puglia, primatista, insieme al Molise, nelle procedure adottate dal Governo», afferma Enzo Cripezzi di Lipu Puglia e Basilicata.

La riunione

L’incontro di ieri nell’aula consiliare di via Gentile non è andato secondo le aspettative della vigilia, almeno secondo le intenzioni delle associazioni ambientaliste, che hanno percepito una sorta di messa in scena su un procedimento che pare ormai avviato in una sola direzione: favorire le lobby dell’eolico, massicciamente presenti – «e con grande faccia tosta» sostiene Cripezzi – all’incontro. Da una parte l’approccio prudente delle assessore Ciliento e Leuzzi, dall’altra quello più rampante dell’assessore allo sviluppo economico Di Sciascio. Così, mentre i pugliesi saranno impegnati per il voto referendario, lunedì prossimo, entro le dodici, si dovranno presentare le osservazioni per evitare lo «sbracamento» degli impianti sul territorio e magari rendere più stringenti le norme relative alle individuazioni delle aree idonee, ma senza dimenticare, come osserva il consigliere Cosimo Borracino che «la Puglia deve continuare a essere leader nella produzione di energia da fonti rinnovabili». Ribattono gli ambientalisti: una leader senza dote.

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