È il settore energetico a disegnare oggi una delle fratture territoriali più profonde del Paese, e la Puglia ne è uno degli esempi più emblematici. Nonostante una produzione di energia ampiamente superiore ai consumi regionali, la ricchezza generata continua a concentrarsi altrove, premiando soprattutto le società di fornitura con sede legale nel Centro-Nord e lasciando al Sud solo gli effetti collaterali del sistema.
I numeri
I numeri diffusi dall’Osservatorio economico di Aforisma parlano chiaro. Tra gennaio e ottobre 2025 l’imponibile Iva delle aziende di fornitura di energia elettrica e gas ha sfiorato i 108 miliardi di euro nel Lazio e superato i 67 miliardi in Lombardia. In Puglia, nello stesso periodo, si è fermato a poco più di 600 milioni di euro. Un divario enorme, se si considera che la regione è tra le principali produttrici di energia in Italia.
Nel solo 2024, infatti, in Puglia sono stati prodotti oltre 25.800 gigawatt di energia, di cui quasi 12.700 da fonti rinnovabili: eolico, fotovoltaico, bioenergie e idrico. I consumi si sono attestati a poco più di 16mila gigawatt, con un surplus vicino ai 10mila. Eppure, famiglie e imprese pugliesi continuano ad acquistare energia da operatori con sede fuori regione, alimentando un circuito economico che penalizza il territorio.
La povertà energetica
Il paradosso è che proprio la Puglia registra il più alto tasso di povertà energetica in Italia: il 18 per cento delle famiglie, contro una media nazionale del 9. Una condizione che si traduce in bollette insostenibili rispetto al reddito o, al contrario, in consumi troppo bassi che nascondono rinunce e disagio. Un fenomeno che colpisce soprattutto periferie, piccoli centri e aree interne, aggravato dall’aumento dei costi di riscaldamento in inverno e dall’uso sempre più intenso dei climatizzatori nei mesi estivi.
Da qui l’urgenza di ripensare il modello. Le comunità energetiche rinnovabili rappresentano una delle strade possibili per trattenere valore sul territorio, ridurre i costi e redistribuire i benefici della transizione. La Regione Puglia ha già individuato aree idonee e zone di accelerazione, ma la sfida resta quella di trovare un equilibrio tra sviluppo, tutela del paesaggio, turismo e agricoltura.
La produzione di energia rinnovabile è una grande opportunità, ma solo se i primi a beneficiarne saranno i cittadini e le imprese pugliesi. Altrimenti, il rischio è che la Puglia continui a produrre energia – e a pagare i costi ambientali e sociali – mentre la ricchezza generata prende altre direzioni.










