Non viaggia sulle chat, ma l’indiscrezione sta diventando insistente. Nel pieno della verifica politica, spunta un’ipotesi nuova per la sindaca di Foggia, Maria Aida Episcopo: l’ingresso in giunta come assessore dell’ex presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. L’operazione, qualora lasciasse il campo delle ipotesi per atterrare nella realtà, disegnerebbe un vero e proprio «scambio» istituzionale tra Bari e Foggia. L’arrivo di Emiliano nel capoluogo dauno, infatti, presupporrebbe l’uscita di scena dell’attuale assessore ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica, Giuseppe Galasso.
Per quest’ultimo, figura tecnica, si aprirebbero le porte della Regione Puglia per affiancare il neo governatore Antonio Decaro negli uffici del Lungomaredi Bari, dopo aver collaborato per anni con lo stesso Decaro nel suo mandato di sindaco di Bari. Se il disegno dovesse concretizzarsi, si assisterebbe al sequel di un film già visto nel 2014, con Emiliano, allora sindaco di Bari uscente, nominato assessore alla Sicurezza dal sindaco di San Severo, Francesco Miglio.
Un incarico lasciato l’anno successivo, dopo l’elezione a governatore. L’approdo foggiano avrebbe la natura, dunque, anche questa volta, di un incarico «pro tempore». L’orizzonte ultimo dell’ex magistrato resterebbe il Parlamento, con una candidatura e una probabile elezione prevista per il prossimo anno, frutto di un’intesa politica siglata l’estate scorsa con la segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein, proprio per disinnescare una nuova corsa di Emiliano in Consiglio regionale.
Nel frattempo, al di là delle ipotesi sui nomi, la crisi al Comune di Foggia prosegue sui binari della diplomazia. La situazione richiede tempo e, soprattutto, l’intervento degli sherpa della politica: i mediatori sono al lavoro per ricucire lo strappo tra le rappresentanze consiliari e i vertici di partito. L’ultimo aggiornamento arriva dall’incontro di ieri, il primo che ha visto il Campo largo rispondere presente all’appello della sindaca Episcopo.
L’esito, come riferito da alcuni partecipanti, è stato definito «interlocutorio». Un aggettivo che mostra come la soluzione non sia immediata, ma che il dialogo resta aperto. Nonostante le minacce di staccare la spina risuonate nei giorni scorsi. Un’ipotesi che assomiglia più a una pistola scarica: la storia delle assemblee elettive, infatti, insegna che raramente i beneficiari di un’indennità di carica mensile – in questo caso anche piuttosto consistente – scelgono volontariamente di interrompere il mandato anzitempo.









