«Tu chiamala se vuoi, discontinuità. Ma solo sulla carta, anzi solo nelle belle parole e nei like». Così i consiglieri del gruppo regionale di Fratelli d’Italia a proposito della nomina dell’ex presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a consulente giuridico di Antonio Decaro, il nuovo governatore.
«In attesa della Giunta, sulla quale Antonio Decaro dichiarava di avere le idee chiare e meno male – aggiungono – il presidente sta iniziando a nominare i suoi consiglieri. L’annuncio è stato roboante: da 21 consiglieri in quota al suo predecessore Michele Emiliano, si passa a solo nove, allo stesso prezzo. Come se ai pugliesi importasse più il numero che il costo. Si tratta chiaramente – sottolineano i consiglieri Fdi – di un’operazione di facciata: è vero una bella sforbiciata, ma che sulle casse regionali, vale a dire sui soldi dei pugliesi, pesa uguale, ma in cambio fa prendere tanti like sui social da parte di chi non si rende conto che Decaro è politicamente molto più furbo di quello che si possa pensare».
Ma «veniamo nel merito – incalzano – quale criterio Decaro sta scegliendo per la scelta dei suoi consiglieri? Lo stesso utilizzato da Emiliano: nominare i trombati e gli scontenti, insomma quelli che si deve tenere buoni. E chi è in questo momento il trombato e lo scontento numero uno in Puglia? Michele Emiliano. Un mega presidente – evidenziano – che fino a qualche giorno fa dava le carte della politica pugliese, e non solo, e ora si ritrova piazzato in un rango inferiore, in un posto da sottogoverno neppure previsto negli organigrammi della Regione Puglia. Un ruolo che lui stesso assegnava a figure di secondo piano dei quali pochi ricordano persino i nomi».
Sulla nomina di Emiliano, però, sono intervenuti anche i consiglieri del gruppo di Forza Italia alla Regione Puglia, che attraverso una nota affermano: «Si scrive “nomina a consigliere del presidente”, si legge “capolavoro di cinismo politico“: così interpretiamo l’indicazione di Michele Emiliano a consigliere del presidente. Con questa mossa, Decaro perfeziona il progetto di esclusione del suo predecessore da ogni partecipazione attiva al governo della Regione. E lo fa con una pacca sulla spalla, tra le righe, senza prendere le distanze dall’esperienza del centrosinistra degli ultimi anni».
Ciò «dimostra che l’unico obiettivo del neo presidente – aggiungono – fosse quello di non essere offuscato da presenze ingombranti e non certo essere interprete e protagonista della discontinuità che prometteva».