Il disavanzo sanitario della Puglia continua a essere un’emergenza permanente, con numeri che confermano la criticità strutturale del sistema. Secondo i dati consolidati al 2024, il rosso ha raggiunto -132,4 milioni di euro, un peggioramento netto rispetto al -54 milioni del 2015. Una spirale preoccupante che, in passato, ha spinto la Procura della Repubblica a monitorare la situazione per verificare la gestione delle risorse e delle coperture straordinarie, in un contesto già soggetto a vincoli ministeriali dal 2010. Il disavanzo residuo del 2024, pari a circa 81 milioni, è stato coperto nel 2025 tramite manovre interne alla Regione, tra accantonamenti e riassegnazioni di fondi.
La Legge regionale n. 6 del 30 aprile 2025 ha evitato l’aumento dell’addizionale regionale IRPEF, grazie a scelte di emergenza che hanno suscitato interrogativi sul rispetto dei criteri di trasparenza e correttezza contabile. Monitoraggi mensili da parte dell’assessorato al Bilancio, accantonamenti per 2026-2027 e ricorso a fondi vari hanno temporaneamente tamponato la situazione, ma non hanno risolto il problema di fondo. Le stime per il 2025 parlano di un disavanzo tra 110 e 140 milioni di euro, con scenari peggiorativi secondo alcune fonti politiche fino a 250-360 milioni. La spesa sanitaria regionale ammonterebbe a circa 9 miliardi annui, ma il deficit persiste nonostante anni di piani straordinari e vincoli ministeriali.
La mobilità passiva, cioè i trasferimenti dei pazienti verso altre regioni per cure specialistiche, ha drenato oltre 2 miliardi negli ultimi dieci anni, aggravando il buco. La Puglia rimane sotto il Piano di rientro nazionale insieme a Campania, Calabria, Sicilia, Molise, Lazio e Abruzzo. Il piano impone limiti stringenti su personale, acquisti e investimenti, con verifiche annuali dal Tavolo tecnico del ministero della Salute e dalla Corte dei Conti. Se i vincoli non fossero rispettati, sono previsti commissariamenti e tagli. Nonostante alcune recenti sentenze della Corte Costituzionale abbiano consentito margini di flessibilità su RSA pubbliche, il quadro resta rigido.
Le cause del disavanzo sono note: carenza di personale medico, pronto soccorso sovraccarichi, liste d’attesa lunghe, spesa farmaceutica e per dispositivi fuori controllo e mobilità passiva elevata. Le opposizioni accusano decenni di mala gestione delle precedenti amministrazioni a guida Vendola ed Emiliano, mentre il nuovo governatore Antonio Decaro, insediatosi nel gennaio 2026, ha criticato il governo nazionale per la carenza di medici e stipendi bassi, promettendo monitoraggi più rigorosi e direttive operative. Gli esperti sottolineano come senza riforme strutturali attraverso assunzioni mirate, riduzione della mobilità passiva, miglioramento della governance il sistema sanitario pugliese rimarrà fragile, con ricadute su cittadini e pazienti.
Le prime settimane del 2026 mostrano un dossier esplosivo, con decisioni urgenti necessarie per evitare ulteriori aggravamenti. La Procura vigila attraverso il fascicolo aperto che non riguarda solo numeri contabili, ma potrebbe innescare verifiche legali sulla gestione dei fondi e delle coperture straordinarie. In sintesi, la Puglia conferma un dramma sanitario che si ripete, ormai, da oltre un decennio con numeri record di disavanzo, rischio di nuove emergenze fiscali e sanitarie, con la politica locale e nazionale sotto pressione. Tra vincoli ministeriali, controlli della Corte dei Conti e promesse di Decaro, il 2026 si profila come un anno decisivo per capire se il sistema sarà in grado di raddrizzare la rotta o se il buco continuerà a crescere, con conseguenze dirette sui cittadini.










