La Decontribuzione Sud continua a far discutere. L’agevolazione contributiva, tanto attesa dalle imprese del Mezzogiorno, si concentra su micro, piccole e medie imprese, escludendo di fatto le grandi aziende o comunque ponendo loro ostacoli più difficili da superare. Un segnale chiaro della direzione che il governo Meloni intende dare agli incentivi per lo sviluppo economico del Sud, ma che rischia di creare un effetto boomerang, soprattutto in regioni come Puglia e Basilicata, dove le grandi aziende hanno un peso strategico.
La norma
Nello specifico, la misura, prevista dalla legge di bilancio 2025, prevede un esonero del 25% sui contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le imprese del Sud, con un tetto massimo di 145 euro mensili per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2024. Un aiuto concreto, che mira a incentivare l’occupazione stabile e a dare fiato alle imprese in un periodo di incertezze economiche.
Il nodo
Ma se da un lato il provvedimento sembra un assist alle aziende di dimensioni ridotte, dall’altro rischia di penalizzare proprio quelle più strutturate che garantiscono più posti di lavoro e investimenti cruciali. Per loro, l’accesso agli sgravi è condizionato a un incremento occupazionale rispetto all’anno precedente. Questo vincolo, in un contesto di rallentamento economico, potrebbe diventare un ostacolo, riducendo la convenienza degli investimenti nel Sud. Molti settori potrebbero subire un rallentamento, con possibili effetti negativi sull’indotto e sull’occupazione. Ecco perché le aziende sollecitano un intervento da parte del governo Meloni e della Commissione europea nella speranza di beneficiare di un’agevolazione divenuta ormai indispensabile.
Il pericolo
La preoccupazione maggiore, secondo gli esperti del settore, è che le aziende più grandi possano decidere di ridurre la propria presenza nel Mezzogiorno o di spostarsi altrove, dove il costo del lavoro risulta più vantaggioso. Se così fosse, il rischio è che il beneficio per le piccole e medie imprese venga vanificato da una perdita di competitività complessiva del territorio. E, uno scenario simile, potrebbe accentuare il divario economico tra Nord e Sud, anziché ridurlo.