Primo giorno di scuola, anzi il secondo, per Antonio Decaro governatore della Puglia, proclamato dopo 45 giorni dal voto di novembre. Abito grigio, soprabito nero, passo misurato: a metà mattinata Decaro varca il portone del palazzo della presidenza regionale affiancato dall’inseparabile portavoce, Aurelia Vinella, per avviare la sua seconda giornata di lavoro. La prima era scattata subito dopo la proclamazione in Corte d’Appello a Bari, senza concedersi pause simboliche. Il messaggio è chiaro: il tempo delle celebrazioni è già finito. Il nuovo presidente ha voluto incontrare uno per uno i dipendenti della presidenza, salutando volti noti e nuove leve. «Ci sono stato tante volte insieme ad Emiliano – ha confidato al suo entourage – ma non sapevo ci fossero così tanti ragazzi». Una frase che fotografa insieme continuità e discontinuità: Decaro conosce bene quei corridoi, ma ora li osserva da una prospettiva diversa, con il peso delle decisioni sulle spalle.
Subito dopo il primo confronto operativo con il futuro capo di gabinetto, Davide Pellegrino, per mettere ordine nell’agenda. A mezzogiorno l’aggiornamento del tavolo sulle liste d’attesa, nel pomeriggio la lunga video conferenza con Leo Caroli, direttore della task force regionale per l’occupazione. Non è una scelta casuale: sanità e lavoro sono i due dossier che incombono come macigni sull’avvio del nuovo mandato. Il colloquio con Caroli, durato oltre due ore, è stato un’immersione nelle vertenze più esplosive. In cima alla lista il caso Natuzzi: 478 esuberi annunciati e la chiusura di due stabilimenti, una bomba sociale pronta a deflagrare dopo la rottura delle trattative a Roma tra sindacati e Governo.
Caroli ha illustrato al presidente alcune ipotesi alternative per tentare di riannodare il filo del dialogo. Oggi alle 11, sempre in presidenza, la questione sarà affrontata nel tavolo della task force con sindacati, associazioni di categoria e rappresentanti dell’azienda. Un passaggio decisivo per misurare il peso politico della Regione nel confronto con un colosso industriale in crisi. Poi l’ex Ilva, la vertenza infinita: sul tavolo la proposta della cordata americana, in attesa che a febbraio si chiuda il bando pubblico. E ancora la chimica green di «Versalis» a Brindisi, la centrale di Cerano, la crisi dell’automotive, le riconversioni industriali rimaste a metà. Su tutte «Baritech» ed «ex Om», con circa 70 lavoratori ancora senza prospettive.
Un quadro cupo che rischia di aggravarsi nel 2026 se non arriverà un cambio di rotta deciso. La pressione dei sindacati non si è fatta attendere. La Cgil, per voce della segretaria regionale Gigia Bucci, ha salutato l’insediamento di Decaro con un «augurio di buon lavoro», apprezzandone le prime parole alla proclamazione. Ma l’incoraggiamento è accompagnato da un avvertimento politico: «Le sfide che ci aspettano farebbero tremare le vene ai polsi anche alla migliore classe dirigente possibile. A cominciare da sanità e lavoro, che per noi sono le priorità assolute».
L’appello è netto: niente «balletti» sulle nomine, giunta subito, stop ai teatrini che alimentano l’astensionismo. Decaro ascolta, prende nota e accelera. Il suo esordio da governatore è già un test di credibilità: dimostrare che la Puglia non può permettersi altri mesi di attesa, perché la crisi corre più veloce della politica.