Il segretario del Pd? «È più facile che io conduca il Festival di Sanremo». Con una battuta che vale più di una smentita formale, il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, archivia le voci su una sua possibile candidatura alla guida nazionale del partito. Ospite di «Un giorno da pecora» su Rai Radio 1, Decaro mette un punto fermo: «Non voglio fare il segretario del Pd. Mai. Non so come mai si sia parlato di questa ipotesi. Può essere per il fatto di aver preso tanti voti, ma l’ho detto apposta, così non lo farò». Una chiusura netta che ha un duplice obiettivo: spegnere sul nascere ogni lettura in chiave congressuale e blindare la leadership di Elly Schlein.
«È la segretaria del mio partito, condivido con lei i valori identitari», chiarisce il governatore, allontanando l’idea di una competizione interna. E nel perimetro del cosiddetto Campo largo arriva anche un riconoscimento a Giuseppe Conte: «È stato un bravo presidente del Consiglio. Durante il Covid, quando ero presidente dell’Anci, è stato una sorta di fratello maggiore che ci ha accompagnato fuori da quel momento complicato». Parole che suonano come un messaggio di continuità nel centrosinistra, senza fughe in avanti né prove tecniche di leadership alternativa in vista delle Politiche del 2027. Decaro rivendica invece il suo profilo amministrativo.
«Fare il sindaco è stata l’esperienza umana più bella della mia vita, il rapporto con i cittadini è fortissimo. Anche il ruolo di presidente della Regione mi sta appassionando». Una traiettoria tutta interna alle istituzioni, lontana – almeno nelle intenzioni dichiarate – dalle dinamiche romane. Persino nella domanda più leggera, «Chi è più bella tra Foggia e Lecce?», la risposta resta istituzionale: «Sono due belle città. Lecce è più bella dal punto di vista storico, ha chiese meravigliose». Ma il passaggio politicamente più rilevante riguarda Michele Emiliano. All’indomani del veto alla candidatura di Emiliano alle Regionali di novembre e delle polemiche per la mancata nomina in giunta, Decaro sceglie la linea della riconciliazione: «Michele tra un paio d’anni va in pensione, ha chiuso con la magistratura ed è giusto che resti a disposizione della comunità. Spero che tra un anno possa diventare rappresentante della nostra regione in Parlamento».
Un’indicazione che pesa negli equilibri del Pd pugliese in vista delle candidature alle politiche del 2027. E chiude anche il caso sui rilievi avanzati dal Consiglio Superiore della Magistratura sull’incarico di consulente giuridico affidato dalla giunta Decaro ad Emiliano. «Abbiamo già fornito le precisazioni richieste. Penso che la questione sia risolta. È accaduto in altri casi che un magistrato svolga il ruolo di consigliere giuridico. Michele è in aspettativa da anni, non si tratta di una nuova aspettativa». Una puntualizzazione che smentisce le indiscrezioni circolate a mezzo stampa su un possibile stop alla procedura di autorizzazione. Infine, il referendum costituzionale.
Decaro si schiera per il «No» e cita il ministro della Giustizia, Carlo Nordio: «Ha detto che non è una riforma che rende più efficiente la giustizia, non accorcia i tempi del processo. Se non serve ai cittadini, a chi serve? Forse alla politica per avere una sorta di predominio?». E sulla separazione delle carriere osserva: «Può avere un senso, ma di fatto esiste già dal 2005. La legge Cartabia ha previsto un’ulteriore separazione». E sui suoi primi 50 giorni si dà 6,5. «Non è stato semplice, mi sto dedicando alla sanità, abbiamo il problema delle liste d’attesa. Diciamo voto 7 per l’impegno».