Oltre centomila ettari, attualmente incolti, dedicati alla produzione di cereali. Dei grani antichi in particolare: dal Senatore Cappelli al Gentil Rosso. E’ il futuro delle campagne pugliesi dopo il via libera da parte dell’Unione europea in risposta alla guerra fra Russia e Ucraina, che rischia di causare gravi problemi di approvvigionamento.
L’Italia non è infatti autosufficiente sul fronte cereali, soprattutto per ciò che riguarda mais, grano tenero e grano duro. Ed è quindi costretta a importare grandi quantità dai Paesi produttori, che sono soprattutto i due Stati coinvolti nel conflitto. Anche per questo la Regione ha varato un nuovo bando dedicato ai giovani agricoltori del territorio, con l’obiettivo di sostenere l’avvio di nuove imprese nel settore.
L’amministrazione ha stanziato 55 milioni di euro che finanzieranno circa 1.100 nuovi insediamenti produttivi. Secondo Coldiretti Puglia, le superfici seminate potrebbero raddoppiare già a partire dalla prossima stagione. Gli interventi straordinari sono stati decisi dalla Commissione europea e consentono, anche in Puglia, di coltivare terreni agricoli attualmente non utilizzati soprattutto a causa della bassa redditività e della siccità. Ma comunque essenziali per assicurare la produzione di mais e grano, indispensabili per le imprese attive nel settore della pasta, della panificazione e dei mangimi destinati agli allevamenti.
L’Italia, nonostante la vocazione agricola di molti territori, importa la maggior parte dei cereali dall’estero. Il 64 per cento del grano necessario per produrre il pane, il 44 per cento di quello necessario per la pasta, così come il 16 per cento del latte, il 49 per cento della carne bovina e il 38 per cento di quella di maiale. Inoltre non è sufficiente il fabbisogno di mais e soia per la produzione di mangimi destinati agli animali, basti pensare che la coltivazione nazionale di mais copre solo il 53 per cento della richiesta, mentre quella di soia il 27 per cento. La colpa è soprattutto dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che, proprio per questo, negli ultimi dieci anni sono stati costretti a ridurre di circa un terzo la produzione nazionale di mais e a “cancellare” un campo di grano su cinque, con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati su tutto il territorio nazionale.
In quest’ottica il bando regionale potrebbe rappresentare un’occasione di riscatto per l’agricoltura del territorio. Oltre che la possibilità di trasformare la crisi in atto in un’opportunità per il territorio. La superficie agricola utilizzata della Puglia è il 10,2 per cento del totale nazionale, quindi ci sono grandissime possibilità per i destinatari. Non solo nuovi giovani imprenditori, ma anche agricoltori che vogliano rilanciare aziende di famiglia.