Cambiare veste, responsabilità e prospettiva senza mai cambiare edificio. È la singolare e bellissima parabola professionale di Francesco Morleo, trentenne pugliese e dottore in Lettere Classiche all’Alma Mater di Bologna. Da collaboratore scolastico a professore di Latino e Greco nello stesso liceo e nello stesso anno: una supplenza tanto inattesa quanto meritata.
La lunga gavetta
Fin dalla fine degli studi universitari, il sogno di Francesco è sempre stato uno solo: insegnare. Come migliaia di aspiranti docenti italiani, ha affrontato la lunga e logorante trafila fatta di corsi, acquisizione di titoli abilitanti e infinite attese in graduatoria. Fino a poco tempo fa, però, il traguardo sembrava irraggiungibile: a parte una breve parentesi alle elementari, la chiamata dalle scuole superiori non era mai arrivata. Spinto dalla necessità di lavorare, ma con il forte desiderio di restare comunque a contatto con l’ambiente scolastico (specialmente i licei), il trentenne pugliese ha così intrapreso la strada del collaboratore scolastico. Un lavoro portato avanti con dignità e costanza per quattro anni con incarichi annuali, fino all’assegnazione, quest’anno, al prestigioso liceo classico “Minghetti” di Bologna.
La svolta è arrivata a metà anno scolastico. Complice un rapido scorrimento della graduatoria dei supplenti, a Francesco è stato improvvisamente notificato l’incarico per sostituire una delle professoresse storiche dell’istituto. Ha riposto la scopa e ha impugnato il gesso, assumendo la cattedra per una classe prima e due seconde fino al termine dell’anno.
«Si sono complimentati tutti, gli ex colleghi e i docenti, anche se qualcuno si è stupito non conoscendo il mio percorso di studi», ha raccontato il neoprofessore a La Repubblica. Ma la gioia del traguardo raggiunto non cancella le criticità di un sistema di reclutamento spesso cieco e farraginoso: «È frustrante il sistema di chiamata di noi insegnanti, dover dipendere in tutto e per tutto da un algoritmo». Sarà proprio quello stesso algoritmo, infatti, a decidere il suo destino per il prossimo anno scolastico. Francesco spera ovviamente di restare dietro la cattedra, ma non esclude di dover tornare a fare il bidello in attesa di una nuova, preziosa opportunità.