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Crescono i numeri dell’export alimentare ma la Puglia è “affamata” di figure professionali

In Puglia quasi settemila posti di lavoro nel settore alimentare restano senza candidati. Un dato che racconta il paradosso di uno dei comparti più dinamici dell’economia italiana: mentre il food made in Italy continua a crescere, le imprese faticano sempre più a trovare personale qualificato. Il fenomeno emerge dall’ultimo report elaborato da Confartigianato.

Nel 2025 l’export del settore alimentare ha registrato un aumento del 4,3 per cento. Tuttavia, la crescita si scontra con la carenza di lavoratori specializzati. Lo scorso anno, infatti, le imprese del food made in Italy hanno cercato complessivamente 176.450 figure professionali, ma 68.160 di queste sono risultate difficili da reperire. Anche la Puglia si confronta con questa criticità.

Il contesto

Nella regione, a fronte di 17.500 ingressi previsti nel settore, ben 6.980 posizioni non hanno trovato candidati con le competenze richieste. Un numero che colloca il territorio tra quelli con le maggiori difficoltà nel reperimento di personale. La situazione è simile in molte altre aree del Paese. L’Emilia-Romagna guida la classifica con 8.910 lavoratori difficili da trovare su 21.660 richieste, seguita dalla Campania con 8.560 su 24.760 e dalla Lombardia con 7.640 su 20.200. In Veneto le imprese cercano 18.540 addetti ma non riescono a trovarne 7.520. Subito dopo si colloca proprio la Puglia, segno di un fabbisogno crescente in una filiera che rappresenta uno dei pilastri dell’economia regionale.

A mancare sono soprattutto le figure legate ai mestieri tradizionali del cibo, come pastai, panettieri, pasticceri, gelatai e conservieri artigianali. «Il settore alimentare continua a dimostrare grande vitalità, si tratta di uno dei principali punti di forza in Italia, ma la carenza di competenze professionali rappresenta una minaccia per le nostre attività», spiega il presidente di Confartigianato Alimentazione, Cristiano Gaggion.

L’altro aspetto

Il quadro appare ancora più significativo se si guarda ai consumi. Sono, infatti, 12,3 milioni gli italiani che acquistano prodotti a chilometro zero, pari al 23,5 per cento della popolazione con più di 14 anni. Una tendenza particolarmente diffusa nel Mezzogiorno, dove la cultura del cibo locale resta fortemente radicata e si accompagna a una crescente attenzione verso la sostenibilità. Proprio per questo, il nodo delle competenze diventa decisivo. Una sfida che riguarda da vicino la Puglia, dove l’agroalimentare rappresenta non solo un settore economico strategico ma anche una parte essenziale dell’identità del territorio.Federica Dibenedetto

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