Che il Campo largo avesse bisogno di un tagliando sul territorio è cosa risaputa. Dopo il trionfo alle elezioni regionali di novembre, l’onda d’urto ha fatto sentire i suoi effetti sui palazzi di molti enti locali, a cominciare da Foggia – la città del primato elettorale del «Campo largo» o «Campo giusto» di contiana definizione – dove però l’input del presidente Giuseppe Conte è di evitare ogni rottura, ma di cambiare passo soprattutto nella gestione della macchina amministrativa. Insomma, bene la giunta Episcopo, per obiettivi prefissati, male la tecnostruttura per traguardi raggiunti.
«Ci vuole un capo gabinetto diverso, scelta per altro prospettata dal Pd. Ci vuole un direttore generale, ma soprattutto ci vuole un cambio di passo serio» è il refrain pentastellato sulla trattitiva aperta lo scorso 18 febbraio al Comune di Foggia.
La situazione
«Conte si è incavolato non poco per le recenti vicende brindisine, con il pasticcio dell’alleanza, poi saltata, con il centrodestra, ma soprattutto non vuole la crisi al Comune di Foggia», afferma un esponente di primo piano del MoVimento Cinque Stelle che preferisce trincerarsi dietro l’anonimato. Soprattutto Conte non vuole più ripetere le esperienze fallimentari come quella di San Giovanni Rotondo, sua città di adozione, dove l’amministrazione a guida pentastellata è tramontata tra polemiche e fallimenti progettuali.
Insomma, resa strutturale la collaborazione con il Partito democratico con la elezione di Antonio Decaro, il presidente Conte punta a renderla più stretta anche negli enti locali, nella prospettiva di costruirsi una piattaforma amministrativa, utile per eventuali primarie di coalizione.









