La Corte d’Appello di Bari ha messo il sigillo definitivo sulle elezioni regionali del 23 e 24 novembre, ufficializzando ieri l’elenco degli eletti e consegnando alla Puglia il Consiglio regionale dell’undicesima legislatura. Nessun colpo di scena, nessuna sorpresa dell’ultima ora: la proclamazione ricalca fedelmente il quadro apparso sul sito del Viminale, «Eligendo», all’indomani del voto. Le attese contestazioni della vigilia non hanno scalfito l’impianto dei risultati, nonostante le otto memorie depositate e l’annuncio di una pioggia di ricorsi annunciati.
Cresce la rappresentanza femminile: mai così tante donne avevano varcato le porte di via Gentile. Saranno 12 le consigliere regionali, dieci nella maggioranza e due all’opposizione, un record che segna un passo avanti simbolico, ma anche politico negli equilibri dell’assemblea. Sul piano dei numeri, la maggioranza guidata dal neo presidente, Antonio Decaro, potrà contare su 29 seggi, di cui 2/3 controllati direttamente dal neo governatore.
I seggi
In dettaglio, vanno 14 scranni al Pd, 7 alla lista «Decaro Presidente», 4 a «Per la Puglia» e 4 al M5S. All’opposizione vanno 21 seggi: 11 a Fratelli d’Italia, 5 a Forza Italia, 4 alla Lega, più il seggio riservato al candidato presidente sconfitto, Luigi Lobuono. Una fotografia che certifica la vittoria netta del centrosinistra, ma che apre già fronti di tensione politica e giuridica. L’Ufficio elettorale centrale, presieduto da Giovanna De Scisciolo, ha infatti scelto una linea di rigorosa applicazione della legge elettorale, demandando ogni interpretazione controversa alla giustizia amministrativa.
Una scelta che, di fatto, spalanca le porte ai ricorsi. Respinta l’istanza del Pd – sostenuta anche dal rappresentante di Decaro – che chiedeva di assegnare alla coalizione vincente 32 seggi anziché 29, sostenendo che al 64% dei voti dovesse corrispondere il 64% dei seggi. La Commissione ha detto no, ritenendo vincolante il numero fisso previsto dalla norma regionale. Se quella manovra fosse riuscita, tre seggi sarebbero stati sottratti alla minoranza, che invece mantiene una rappresentanza pari al 42% dell’aula pur avendo raccolto il 36% dei consensi. Un’anomalia politica destinata ad alimentare il dibattito nei prossimi mesi, così come la decisione di sottrarre alla Lega l’ultimo quoziente per garantire l’ingresso in Consiglio del candidato presidente sconfitto Lobuono.
Lo squilibrio territoriale
Altro nodo politico è lo squilibrio territoriale nella distribuzione dei seggi. La provincia di Bari, che concentra quasi un terzo della popolazione pugliese, ottiene nove consiglieri (più Lobuono), quasi lo stesso numero assegnato alla Bat, la provincia meno popolosa. Foggia, invece, conquista dieci eletti, risultando la più rappresentata. Una distorsione che nasce dall’applicazione rigida dei meccanismi di scorrimento e che richiama direttamente le sentenze del Consiglio di Stato degli anni scorsi. Anche su questo terreno si annunciano battaglie legali.
Continuità e ricambio
Il dato politico più interessante è che il nuovo Consiglio appare rinnovato per metà. Entrano, infatti, 26 nuovi consiglieri e consigliere rispetto alla scorsa legislatura. Si abbassa anche l’età media che va dai 40 ai 50 anni. La rappresentanza del Pd vede 9 nuovi volti (due erano già stati in Consiglio) su 14. Il più votato in assoluto è Francesco Paolicelli, oltre 33 mila preferenze nel Pd, considerato l’uomo più vicino a Decaro. Nel Pd nuovi volti con Elisabetta Vaccarella (miss preferenze con oltre 26 mila voti), Ubaldo Pagano, Domenico De Santis, Giovanni Vurchio, Isabella Lettori, Rossella Falcone e Stefano Minerva. Mentre la pattuglia con le insegne della lista del presidente sfodera sette nuovi volti fra amministratori e professionisti. Si rinnova per metà anche il M5S. Mentre il civismo di «Per la Puglia» vede solo riconferme e promuove un solo un volto nuovo. La provincia di Bari rinnova la sua squadra quasi per intero.
L’ala Emiliano potrà contare su almeno 5 pedine certe: il riconfermato Raffaele Piemontese, Domenico De Santis, Cosimo Borraccino, Ubaldo Pagano e Stefano Minerva. Sul fronte opposto, Fratelli d’Italia si consolida come primo partito dell’opposizione, riconfermando i sei consiglieri uscenti, tutti vicini all’area Fitto: Tonia Spina, Luigi Caroli, Paolo Pagliaro, Renato Perrini, Dino Basile e Giannicola De Leonardis. Mentre Forza Italia e Lega tengono le posizioni. Fra gli esclusi eccellenti Nichi Vendola, fuori nonostante quasi diecimila preferenze, assessori uscenti e consiglieri di lungo corso rimasti senza seggio fra cui Amati, Menna, Clemente.
Nessuna cerimonia solenne accompagnerà la proclamazione. Ma la legislatura nasce già sotto il segno del contenzioso. I ricorsi sono annunciati per l’assegnazione territoriale dei seggi. Una mina giuridica pronta a esplodere, mentre la politica pugliese è già chiamata a misurarsi con il governo concreto della Regione.










