La direzione nazionale di Fratelli d’Italia riunita ieri a Roma al centro congressi Spazio Eventi nei pressi del Palazzo del Viminale ha affrontato in particolare due temi specifici e cioè l’imminente referendum confermativo sulla riforma costituzionale del sistema giudiziario, previsto per il 22 e 23 marzo prossimi e l’analisi del voto delle scorse elezioni regionali, concentrando nello specifico il dibattito sulle urne in Puglia, Campania e Veneto chiamate al voto il 23 e 24 novembre del 2025.
Per quanto riguarda la Puglia, dice uno dei componenti della direzione, «è vero che abbiamo registrato una sconfitta sull’esito finale, ma il nostro partito ha fatto senza possibilità di smentita il miglior risultato possibile, facendo un significativo balzo in avanti in termini di voti e di percentuale, quasi raddoppiando la rappresentanza in consiglio regionale». Ovviamente, c’è stato spazio anche per spiegare quali siano stati alcuni dei motivi per cui non si è stati in grado di superare il centrosinistra. «É evidente che in Puglia, come in Campania, la parte avversa viene da tanti anni di governo e quindi ha potuto contare su un vantaggio dettato proprio dalla gestione».
Così, vengono definitivamente archiviate competizioni elettorali che ha visto il partito impegnato nei mesi autunnali. A Roma è stata nutrita la presenza dei componenti pugliesi, a partire da diversi parlamentari tra cui Dario Iaia, Giandonato La Salandra, Filippo Melchiorre, Michele Picaro, Raimondo Lima e altri. Gli stessi che, così come tutti gli altri dirigenti del partito che fa capo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sono stati reclutati per il referendum. «É un appuntamento importante e per questo saremo impegnati da qui fino al voto per spiegare ai cittadini i contenuti della riforma. Lo faremo attraverso l’allestimento di gazebo informativi e comitati per il Sì oltre alle nostre personali iniziative» dice sempre uno degli alti ufficiali del partito di via della Scrofa.
«Non solo – aggiunge – così come altrove, anche in Puglia abbiamo deciso di coinvolgere anche quelle personalità che pur non appartenendo strettamente al nostro campo politico hanno manifestato la volontà di sostenere la riforma». Insomma, una specie di intelligenza con il nemico che punta a unirsi con quegli esponenti del centrosinistra per raggiungere lo stesso obiettivo. Tuttavia, un monito è stato rivolto da tutti a tutti, a partire dai responsabili nazionali del partito e cioè Arianna Meloni e Giovanni Donzelli: «evitare il cosiddetto “effetto Renzi” e cioè non bisogna personalizzare il referendum né con la premier né tanto meno con il governo. Bisogna lavorare pancia a terra, spiegando i contenuti della riforma, ma senza caricare politicamente l’appuntamento con le urne».