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Cisgiordania, rientrata la pugliese Aurora Valentini: a Roma si indaga sui maltrattamenti subiti dagli attivisti

Perquisizioni invasive, interrogatori condotti senza l’assistenza di un legale, umiliazioni fisiche e privazione del sonno in celle degradanti

Cisgiordania, rientrata la pugliese Aurora Valentini: a Roma si indaga sui maltrattamenti subiti dagli attivisti
Immagini e testimonianze dalla zona dell’aggressione ai diplomatici europei in Cisgiordania indicano che una decina di coloni israeliani mascherati sono arrivati nella zona a bordo di quad, hanno circondato il veicolo di uno dei diplomatici chiedendo i documenti d’identità e hanno poi infranto a sassate il finestrino dell’auto del consolato belga. Secondo quanto riportato da Haaretz, tra le persone aggredite vi è anche Bernard Baudoux, sindaco della città francese Aulnoye-Aymeries. FERMO IMMAGINE VIDEO X +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO’ ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L’AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK +++

È rientrata questa mattina in Italia Aurora Valentini, la giovane originaria di Bisceglie e residente a Torino, fermata venerdì scorso dalle autorità israeliane in Cisgiordania insieme ad altri cinque volontari italiani. Il gruppo si trovava in Medio Oriente per partecipare alla raccolta solidale delle olive a supporto dei contadini palestinesi nei pressi di Ramallah. L’atterraggio all’aeroporto di Tessera, dove ad accoglierli erano presenti i parlamentari di AVS Angelo Bonelli e Luana Zanella, ha segnato la fine di un incubo vissuto in uno stato di profondo shock dai connazionali.

Superata la fase del rimpatrio, l’attenzione si sposta ora con forza sul piano giudiziario e politico, con l’imminente apertura delle indagini a Roma. La Procura della Repubblica capitolina è stata infatti sollecitata a formulare un fascicolo d’inchiesta per fare piena luce sui gravissimi ed espliciti soprusi denunciati dagli attivisti. Le testimonianze raccolte delineano un quadro drammatico: perquisizioni invasive, interrogatori condotti senza l’assistenza di un legale, umiliazioni fisiche e privazione del sonno in celle degradanti. Trattamenti che, come sottolineato dai rappresentanti politici che chiedono di verificare la sussistenza del reato di tortura, richiamano procedure già al vaglio della magistratura per altri episodi analoghi.

L’azione legale mirerà non solo ad accertare la condotta e le responsabilità delle forze di sicurezza israeliane durante la detenzione, ma punta anche a identificare i coloni armati che hanno aggredito il gruppo sul campo. Una mossa che punta a rompere l’inerzia istituzionale e a pretendere risposte chiare a tutela dei cittadini italiani all’estero.