«In Puglia stiamo vivendo un nuovo Rinascimento». E chi lo dice non è nemmeno un pugliese, ma Alberto Angela, paleontologo, divulgatore scientifico, conduttore televisivo, giornalista e scrittore.
Angela ha ricevuto una laurea honoris causa in Medicina veterinaria all’UNIBA, l’Università di Bari. Di certo non ne aveva bisogno, visto che è laureato in Scienze naturali con il massimo dei voti: 110 e lode.
Il riconoscimento è piuttosto una sorta di «grazie» rivolto a chi, da decenni, si impegna per farci scoprire il meglio dell’opera dell’uomo e delle meraviglie della natura in Italia e nel mondo.
Non sono parole al vento
Alberto Angela è un uomo cresciuto a pane e cultura. Nato a Parigi, figlio di un divulgatore scientifico come Piero Angela, è giornalista, conduttore televisivo e saggista, e nipote di un medico antifascista come Carlo Angela.
Stiamo parlando di una delle menti più brillanti che io abbia mai conosciuto. È per questo che ciò che dice, quando parla della Puglia e del suo Rinascimento, colpisce: non sono parole al vento.
Guglie gotiche anche nella medicina
Si tratta di un nuovo Rinascimento che vede autentiche guglie gotiche anche nella medicina. Come nel caso di Angelo Rizzo, giovane oncologo barese noto in tutto il mondo per la sua attività di ricerca.
Rizzo è, si legge, «un medico di 35 anni che ha pubblicato 298 studi in meno di sei anni: un lavoro incessante che lo ha portato a entrare, per il quarto anno consecutivo, nella World Top 2% Scientists 2025».
Detta così si capisce poco, ma si tratta della classifica stilata dalla «Stanford University» e che premia i ricercatori più produttivi al mondo.
Dalla medicina al cinema
Ma questo Rinascimento pugliese lo vediamo anche nel cinema più popolare, apparentemente – ma solo apparentemente – lontano da Angela e da Rizzo.
Parlo di Checco Zalone, nome d’arte di Luca Medici, nato a Capurso, in provincia di Bari: un fenomeno che viene studiato perfino a Hollywood.
Record assoluto di incassi
Il film di Checco Zalone (il nome, tradotto dal barese, significa più o meno «che tamarro»), «Buen Camino», uscito a Natale 2025 e diretto da Gennaro Nunziante, ha stabilito il record assoluto di incassi nella storia del cinema italiano.
In breve tempo si arriverà a 80 milioni di euro con circa 10 milioni di spettatori. Numeri mai raggiunti prima, cifre che stanno contribuendo a rimettere in piedi il disastrato cinema italiano e che permetteranno alle case di produzione di finanziare nuovi film della prossima generazione. Magari non avranno lo stesso successo, ma potranno far emergere i talenti di domani.
Checco Zalone e Pier Silvio Berlusconi
Non solo «Buen Camino» è il film più visto nella storia del cinema italiano, ma Checco Zalone ha dovuto battere se stesso, perché il primato prima era detenuto da un altro suo film, «Quo vado?».
Non è un caso – e a memoria non ne ricordo altri -che Pier Silvio Berlusconi, con la sua casa di produzione «Medusa Film», che ha contribuito alla realizzazione di questo film fenomeno, abbia voluto ricevere Checco Zalone nella sede di Mediaset a Cologno Monzese.
L’incontro è servito a celebrare i risultati straordinari di «Buen Camino», ma anche a confrontarsi su idee e progetti futuri. Per l’occasione è stata portata a Mediaset anche la statua con le sembianze di Checco Zalone che appare proprio nel film.
Promuovere forme di turismo culturale
Alberto Angela, scienza pura. Checco Zalone, spettacolo puro.
La Puglia sembra vivere questi due aspetti che appaiono lontani tra loro, ma non lo sono affatto: gli opposti sono spesso vicini in questa regione.
Recentemente, sabato 21 e domenica 22 marzo, la Puglia ha aperto 48 siti in 37 località, con ingresso gratuito, per far conoscere da vicino il patrimonio storico, artistico e paesaggistico pugliese e promuovere forme di turismo culturale anche nei centri minori e meno noti.
Allo stesso tempo basta accendere una radio o guardare le classifiche di Spotify, la piattaforma di streaming musicale più diffusa, per sentire canzoni di artisti pugliesi.
E non sto parlando di Al Bano, da sempre superstar in tutto il mondo, o di Raf, tornato in grande forma dopo Sanremo 2026, o dei Negramaro, riconosciuti da tutti come artisti assoluti.
Parlo di Ermal Meta, che ha debuttato a Sanremo nel 2010. Arrivò a Bari da ragazzo con la sorella, portato dalla madre fuggita dall’Albania. Proprio a Bari ha sviluppato la sua creatività, imparando il barese forse prima dell’italiano.
Serena Brancale, una delle voci più straordinarie
Dal jazz al pop è arrivata anche Serena Brancale, considerata oggi una delle voci più straordinarie dello spettacolo italiano.
Barese come la sorella Nicole, che l’ha diretta a Sanremo nella sua canzone «Qui con me», ispirata alla madre, una donna molto amata dai suoi tre figli: Serena, Nicole e Lele.
Quest’ultimo, pur non lavorando nel mondo dello spettacolo, dopo la laurea in Scienze motorie è diventato personal trainer e modello, ed è ormai popolarissimo sui social grazie alla sua simpatia, alla notorietà della sorella Serena e – soprattutto – a una fisicità imponente che lo rende molto richiesto da diversi marchi di moda.
Antonio Decaro superstar
Perfino in politica si parla sempre più spesso pugliese. Non stiamo parlando solo di Giuseppe Conte, di Foggia, o di Carlo Calenda, nato a Roma ma di origini pugliesi, o di Massimo D’Alema, Nichi Vendola o Raffaele Fitto.
Grande attenzione è oggi rivolta anche al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ex sindaco di Bari, che ha ottenuto la vittoria più ampia tra tutte le sei competizioni regionali dello scorso autunno.
Pietro Labriola, uno dei dirigenti più brillanti
Anche sul fronte dell’economia la Puglia può contare su un nome di primo piano: Pietro Labriola, nato nel 1967 ad Altamura, in provincia di Bari.
Oggi è considerato uno dei dirigenti d’azienda più brillanti, amministratore delegato e direttore generale di TIM, dove è stato confermato al vertice del gruppo per il secondo mandato consecutivo due anni fa.
Labriola è inoltre considerato uno dei manager più creativi sul fronte della sostenibilità, uno dei temi centrali nel settore delle telecomunicazioni. Non a caso è stato nominato anche componente del Comitato sostenibilità.
Kalif dal Senegal a Bari e al mondo
Voglio concludere questo articolo sulle eccellenze pugliesi con la storia di un ragazzo che mi ha colpito profondamente.
È la storia di un giovane africano appartenente a una famiglia guerriera del Burkina Faso, poi trasferitasi in Costa d’Avorio, in un villaggio. Lui e la sorella furono affidati, quando erano ancora bambini, a un uomo di straordinaria generosità, il barese Franco Auditore, e alla moglie Susan, australiana.
Quel ragazzo oggi si chiama Kalif Auditore, portando il cognome del padre che lo ha cresciuto – perché i figli sono anche di chi li cresce – ed è diventato conosciuto nel mondo.
La sua è una storia singolare: un ragazzo africano residente a Bari, con cittadinanza italiana e australiana, che parla italiano, inglese e barese.
Fin da giovane ha dimostrato un talento fuori dal comune. I genitori adottivi lo hanno capito subito, tanto che, ancora giovanissimo, è stato chiamato dall’Università di Adelaide, in Australia, a fare da mentor nei corsi di laurea in imprenditoria.
Oggi Kalif Auditore è amministratore delegato di Eureka e nel suo profilo LinkedIn spiega: «Eureka non crea solo tecnologia. Vediamo persone con sogni, passioni, idee e quando la nostra tecnologia incontra queste persone accadono cose straordinarie. La nostra piattaforma aiuta le persone a connettersi, creare, inventare e trovare finanziamenti. Grazie a questa interazione facciamo emergere l’artista, il genio, il sognatore, il leader che si cela in ognuno di noi».
Nel suo settore Kalif Auditore è riuscito a emergere e – ne è convinto – la sua educazione pugliese ha contribuito.
D’altra parte lo dice lui stesso con orgoglio: «Il barese non l’ho mai dimenticato».










