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Centri commerciali chiusi la domenica? Avanza l’ipotesi: «Troppi costi». Operatori preoccupati

La proposta di chiudere supermercati e centri commerciali la domenica torna a riaccendere il confronto nel mondo del commercio, dopo oltre dieci anni di liberalizzazione degli orari, introdotta nel 2011. A rilanciare il tema è stata Ancc-Coop, l’associazione che rappresenta le cooperative di consumatori, ipotizzando un ritorno a un modello di apertura su sei giorni per ridurre i costi operativi e migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti.

Secondo le stime dell’Ufficio Studi Coop, una chiusura domenicale generalizzata consentirebbe al comparto della grande distribuzione organizzata (Gdo) risparmi annui compresi tra 2,3 e 2,6 miliardi di euro, legati soprattutto all’eliminazione delle maggiorazioni retributive per il lavoro festivo, che oscillano tra il 30 e oltre il 40 per cento. Il presidente di Ancc-Coop, Ernesto Dalle Rive, ha spiegato che la proposta nasce da un contesto di consumi deboli e marginalità in calo, con una crescita della spesa delle famiglie prevista intorno allo 0,3 per cento. Ma la reazione del settore è stata tutt’altro che compatta.

Le reazioni

Federdistribuzione, che rappresenta gran parte delle insegne del commercio moderno, ha espresso una netta contrarietà, definendo la chiusura domenicale una misura «antistorica» e potenzialmente dannosa. Secondo l’associazione, la domenica resta un giorno strategico per il fatturato, soprattutto nei centri commerciali, e una sua soppressione rischierebbe di comprimere i consumi in una fase economica già fragile, favorendo ulteriormente l’e-commerce, privo di vincoli di orario. Una lettura condivisa anche da diversi gestori pugliesi di centri commerciali, che evidenziano come il weekend rappresenti un perno dell’equilibrio economico delle strutture.

«La domenica non è un giorno residuale: in alcune settimane vale fino al 20-25 per cento delle presenze complessive», osserva un operatore attivo nell’area metropolitana di Bari. «Pensare di chiudere significa spostare traffico, ma non è detto che lo spostamento compensi le perdite». Dati e analisi di settore mostrano come una quota rilevante delle famiglie concentri gli acquisti proprio nel weekend: in passato, indagini presentate in sede istituzionale indicavano che circa il 75 per cento dei responsabili di acquisto considerava utile la possibilità di fare la spesa la domenica. Un altro gestore pugliese sottolinea che «le aperture festive non servono solo a vendere, ma a mantenere attrattive le strutture, che oggi competono non solo tra loro, ma con l’online e con altre forme di consumo del tempo libero».

Gli altri aspetti

Sul fronte occupazionale, le associazioni d’impresa ricordano che le aperture festive hanno contribuito negli anni a creare opportunità di lavoro flessibili, in particolare per giovani e studenti. Una dinamica che, secondo gli operatori locali, rischierebbe di ridursi. «Molti contratti part-time e stagionali sono costruiti proprio sul fine settimana», spiega un manager di un centro commerciale del Salento. «Una chiusura domenicale generalizzata avrebbe effetti diretti sull’organizzazione del lavoro».

È in questo quadro che s’inserisce il focus sulla Puglia, dove la discussione assume un peso specifico. La regione combina una forte presenza di centri commerciali di medie e grandi dimensioni con un tessuto urbano e turistico che valorizza il weekend come momento di consumo e socialità. Nelle aree di Bari, Lecce e lungo la costa, la domenica rappresenta un giorno chiave sia per i residenti sia per i flussi turistici. «In una regione a forte vocazione turistica come la Puglia, chiudere la domenica rischia di essere un segnale controcorrente», osserva un gestore del sud barese.

«Il rischio è di perdere non solo vendite, ma attrattività complessiva del territorio». Al momento non esiste una proposta di legge concreta, ma il dibattito segnala un’esigenza più ampia: ridefinire l’equilibrio tra sostenibilità economica delle imprese, tutela del lavoro e libertà di scelta dei consumatori, evitando soluzioni uniformi in un mercato sempre più differenziato a livello territoriale.

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