C’è anche l’arcivescovo della diocesi di Bari-Bitonto, Giuseppe Satriano, tra le 200 persone che compongono la Carovana della Pace che oggi arriverà a Leopoli, in Ucraina, per portare una testimonianza di fraternità ma anche aiuti e un autobus vuoto che al ritorno si riempirà di profughi bisognosi di cure. Un viaggio lungo e faticoso, in parte in aereo, fino a Cracovia, poi su strada.
«Ho raccolto l’invito della “Comunità Papa Giovanni” che a marzo aveva tentato di portare in Ucraina dei parlamentari, ma senza riuscirci», dice l’arcivescovo. «Credo si tratti di un messaggio importante e forte, che vede insieme tutte le associazioni cattoliche e laiche, tantissime persone dell’universo pacifista. Prima di accettare l’invito mi sono consultato con la Cei, che ha benedetto questa iniziativa. Sono presente, ovviamente, a nome della Chiesa di Bari, da sempre legata alla Chiesa Ucraina in nome di San Nicola. Ma sono certo che il messaggio arriverà anche ai cittadini russi vittime di questa guerra che non condividono l’invasione».
La carovana è costituita da 50 mezzi: pulmini, furgonati e un autobus vuoto. Quest’ultimo al ritorno tornerà carico di profughi.
«È un grande segno di fiducia sapere che c’è gente che vede la pace non come facile argomento d’intrattenimento, ma come stile di vita con cui costruire relazioni significative, toccando la carne dei poveri e dei piccoli della storia. Bene ha detto papa Francesco, alcuni giorni fa, quando affermava che la guerra è luogo di morte, dove “i potenti decidono e i poveri muoiono”», aggiunge Satriano, che ha già inviato ieri agli organi di informazione il suo messaggio augurale per la Santa Pasqua: «All’inizio del mio mandato di vescovo ci eravamo dati la sfida di divenire artigiani di comunione. Avverto che tempi come questi siano forti provocazioni per cogliere l’urgenza di tessere trame di vita, rinnovata dalla fede in Cristo: “Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne” (Ef 2,14). Auguri miei cari, la Pasqua ci colga pronti e disponibili a camminare col Risorto e infonda in noi il coraggio di smuovere i macigni che ci tengono prigionieri nei bunker della paura, del risentimento e dell’indifferenza, sapendo osare la pace.