Oltre 74 tonnellate di carburanti non conformi sottratte al mercato dall’inizio dell’anno e tre distributori recentemente finiti sotto sequestro nel Barese, dove il diesel sarebbe stato diluito con acqua. A lanciare l’allarme sul fenomeno del carburante «annacquato» in Puglia è la delegazione locale di Consumerismo No Profit che chiede maggiore attenzione da parte dei consumatori e controlli più incisivi sulla rete di distribuzione. Una frode che, oltre a danneggiare i motori e svuotare ulteriormente le tasche degli automobilisti, si inserisce in un quadro già segnato dal caro carburanti. Secondo Consumerismo, infatti, non si tratterebbe di episodi sporadici. Gli ultimi interventi della Guardia di finanza, con sequestri e denunce per frode in commercio e miscelazione abusiva, restituiscono il quadro di un fenomeno con conseguenze potenzialmente molto pesanti per chi si ritrova nel serbatoio un prodotto alterato: acqua o altre sostanze non consentite possono compromettere il sistema di alimentazione, provocando danni alla pompa d’iniezione, agli iniettori e al serbatoio. E così, il conto dell’officina può arrivare facilmente a diverse migliaia di euro.
Il riferimento
Per questo, la delegazione barese di Consumerismo No Profit ha attivato gli Sportelli+Tutela, fornendo agli automobilisti indicazioni su come muoversi nel caso in cui un guasto dovesse manifestarsi subito dopo il rifornimento. Le prove sono fondamentali. Lo scontrino o la ricevuta della transazione, insieme a data, ora, importo e indirizzo della stazione di servizio, possono diventare elementi decisivi. Consumerismo consiglia inoltre di fotografare il quadro strumenti nel momento in cui compaiono le anomalie e di far effettuare da un’officina una diagnosi scritta, che accerti l’eventuale presenza di acqua o sostanze estranee nel carburante. Anche un campione del prodotto estratto dal serbatoio durante lo svuotamento può rivelarsi decisivo. La documentazione serve a sostenere una richiesta formale di risarcimento nei confronti del distributore.
Il costo
L’allarme sulle frodi arriva mentre il costo del rifornimento continua a rappresentare una delle voci più pesanti per famiglie e imprese. La Puglia è stabilmente tra le dieci regioni italiane più care per i carburanti. Il monitoraggio del ministero delle Imprese e del Made in Italy mantiene sotto osservazione l’andamento dei prezzi alla pompa. Il primo fronte coinvolto è quello dell’autotrasporto e, a cascata, quello dell’agricoltura. Trattori, mezzi per la raccolta e camion utilizzati per portare le produzioni dai campi ai mercati sono fortemente esposti alla crescita del costo del carburante.
Nel comparto ortofrutticolo pugliese i costi di trasporto sono arrivati a crescere di circa il 25%, con un effetto praticamente immediato sui prezzi finali di frutta e verdura. Così come a pesare sulle imprese agricole non è soltanto la scarsità di acqua, ma anche l’impennata dei costi necessari per garantire l’irrigazione delle colture. In Puglia, denuncia Coldiretti, il prezzo medio rilevato è di 2,095 euro al litro per il gasolio self service e di 2,004 euro al litro per la benzina self service, mentre il Gpl si attesta a 0,724 euro al litro e il metano a circa 1,679 euro al chilogrammo, confermando il peso crescente dei costi energetici.
