Un aumento della temperatura media di 2,5° C negli ultimi cinquant’anni ma, soprattutto, ondate di calore estremo, notti tropicali, erosione costiera legata all’innalzamento del livello del mare e un aumento esponenziale della frequenza di eventi meteorologici critici come le bombe d’acqua. Fenomeni, ormai monitorati da anni, che confermano come la Puglia sia una delle regioni italiane più vulnerabili al cambiamento climatico, con il 57% della superficie a rischio desertificazione; ma anche un punto di osservazione privilegiato.
Proprio a Lecce c’è, infatti, la sede centrale della «Fondazione CMCC», il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, un polo multidisciplinare dotato della principale struttura di calcolo in Italia dedicata agli studi sul clima, fondato con l’obiettivo di sostenere azioni di adattamento e mitigazione basate sulla scienza. I dati diffusi dall’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sono piuttosto omogenei e non promettono nulla di buono in prospettiva.
L’estate 2025 in Italia è stata la quarta più calda dal 1800, con una temperatura media superiore di 1,51° C rispetto alla media storica 1991-2020. Caratterizzata da un giugno eccezionalmente caldo (secondo dal 1800), seguito da luglio e agosto con anomalie più moderate e da precipitazioni irregolari che hanno accentuato la siccità al Sud.
In Italia le temperature medie sono cresciute a un ritmo accelerato, con un aumento di circa 0,44° C per decennio dal 1980 ad oggi. Gli ultimi anni hanno stabilito nuovi record assoluti: ad esempio, il 2024 è stato l’anno più caldo dal 1961. Per la Puglia, a partire dal 2000, le anomalie termiche sono state quasi sempre positive, e gli ultimi anni rientrano stabilmente tra i più caldi mai osservati. L’analisi di lungo periodo evidenzia un aumento medio della temperatura di circa +0,42° C ogni dieci anni. Una situazione che si accompagna a un incremento degli eventi estremi di caldo e a una diminuzione degli episodi di freddo, indicando una trasformazione significativa del clima regionale.
Il cambiamento più evidente si registra sulla temperatura media annuale: tra il 1975 e il 2024 Foggia ha visto un aumento di ben 2,3° C, il valore più alto in Puglia (e 41esimo a livello nazionale). Seguono Barletta con +2° C, Bari con +1,8, Taranto con +1,7, Lecce con +1,4 e Brindisi con +1,2. Altro elemento è quello dei mari: i livelli di Adriatico e Jonio stanno crescendo in media di 0,5 centimetri l’anno.
Un allarme lanciato ieri anche da Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde: «In Italia le alte temperature, precedute da eventi meteorologici estremi di carattere tropicale, la desertificazione e la siccità stanno danneggiando l’economia, l’agricoltura e la salute – ha detto in una nota – a essere colpite sono soprattutto le popolazioni più povere. Il Governo dichiari l’emergenza climatica e approvi provvedimenti che vadano dallo stop al consumo di suolo alla rigenerazione dei terreni e alla tutela della biodiversità».
