Non solo cattedrali di pietra e castelli, ma anche dialetti, ricette tramandate, processioni e saperi artigiani. La Regione chiama a raccolta le comunità locali per salvare l’anima più profonda del territorio: si è aperta ufficialmente la finestra per l’iscrizione all’Inventario regionale del Patrimonio Culturale Immateriale per il 2026.
Fino al 30 giugno, enti e associazioni potranno candidare quei beni “intangibili” che definiscono l’identità pugliese. L’Inventario, istituito su modello della Convenzione UNESCO, è diviso in cinque macro-aree: tradizioni orali (fiabe e dialetti), arti dello spettacolo, riti e feste (dai fuochi di Sant’Antonio alla Settimana Santa), saperi sulla natura e artigianato tradizionale.
«Proteggiamo e valorizziamo gli elementi che rendono riconoscibile la Puglia nel mondo», ha spiegato l’assessora alla Cultura Silvia Miglietta. L’obiettivo è duplice: evitare che queste tradizioni svaniscano nel passaggio generazionale e trasformarle in una leva di sviluppo turistico consapevole. I beni riconosciuti finiranno nelle vetrine digitali di CartApulia e Puglia Digital Library, diventando patrimonio condiviso e accessibile a tutti.









