Sulla sanità pugliese lo scontro politico si inasprisce e l’opposizione passa all’attacco chiedendo una commissione d’inchiesta sul disavanzo. A guidare l’offensiva è il capogruppo di Fratelli d’Italia, Paolo Pagliaro, insieme ai consiglieri.
Il gruppo punta il dito contro la gestione degli ultimi due anni, parlando apertamente di «spesa sanitaria fuori controllo» e di responsabilità politiche precise.
Nel mirino finiscono soprattutto il biennio 2024-2025 e le scelte degli ex assessori Fabiano Amati e Rocco Palese. I numeri citati dall’opposizione segnano una crescita netta del disavanzo: dai 39 milioni del 2023 agli 89 milioni del 2024 fino ai 369 milioni del 2025.
Secondo FdI non si tratta di una dinamica inevitabile, ma del risultato di decisioni consapevoli. «Giù la maschera», attacca il gruppo, sostenendo che in Regione fosse noto l’andamento della spesa sanitaria, ma che non si sia intervenuti per evitare ripercussioni politiche in piena fase elettorale.
Le accuse colpiscono in particolare l’ex assessore al Bilancio Fabiano Amati, indicato fra i protagonisti della gestione che ha portato all’esplosione dei conti. «Non può oggi scaricare responsabilità – è la linea di FdI – perché ha approvato rendiconti e scelte di spesa da componente della giunta».
Ma sotto osservazione finisce anche il sistema dei controlli: la mancata trasmissione dei dati trimestrali da parte delle Asl viene indicata come uno dei punti più critici, su cui l’opposizione chiede chiarezza. Nel racconto politico di FdI emerge anche la gestione precedente di Rocco Palese, ritenuta più prudente e orientata al risanamento.
Una linea che, secondo l’opposizione, sarebbe stata interrotta proprio nel passaggio al 2024, contribuendo ad alimentare il disavanzo. Da qui la richiesta di istituire una commissione consiliare ad hoc per verificare nel dettaglio l’andamento della spesa, i capitoli più critici e le responsabilità amministrative e politiche.
L’obiettivo è ricostruire una filiera decisionale che, secondo FdI, avrebbe prodotto effetti oggi scaricati sui cittadini. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: rischio aumento dell’Irpef, servizi sanitari sotto pressione e lo spettro di una riorganizzazione che potrebbe tradursi in tagli.









