«Mettere le mani nelle tasche mediamente già povere dei cittadini pugliesi deve essere solo l’ultima e marginale istanza». Lo afferma la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, commentando l’ipotesi, paventata dall’assessore regionale alla Sanità Donato Pentassuglia, di aumentare l’Irpef per coprire il buco da 369 milioni di euro.
«Crediamo che una decisione che ricade indistintamente su tutti i cittadini pugliesi, soprattutto pensionati e lavoratori dipendenti a bassi salari – sottolinea Bucci -, non possa essere presa senza prima aver esperito ogni possibile strada alternativa e un confronto con le parti sociali, in un tavolo nel quale affrontare tutti i nodi legati alla sanità pugliese e che ha vissuto di troppi vuoti in questi anni».
La segretaria generale della Cgil Puglia chiede «un quadro puntuale della spesa, per capire le ragioni che hanno portato al disavanzo» perché, evidenzia, «Parlare esclusivamente in termini economicistici del diritto alla cura è un’aberrazione».
Per Gigia Bucci andrebbe «inquadrata la situazione, se legata a bisogni emergenti di salute o a cosiddetti sprechi, sui quali intervenire spendendo meglio. Va da sé poi – aggiunge – che il disavanzo è legato alle risorse disponibili, a partire dai finanziamenti ordinari statali sui quali vorremmo che la Regione Puglia facesse sentire di più e meglio la propria voce nei confronti del Governo, dei progressivi tagli al sistema sanitario pubblico e dei criteri di riparto del fondo nazionale che penalizzano regioni come la Puglia».
La Cgil Puglia, continua la segretaria, chiede al presidente della Regione Antonio Decaro e all’assessore Pentassuglia «la convocazione del tavolo con le parti sociali, al fine di avviare un confronto serio e serrato che scongiuri un aggravio di costi per i cittadini, in un territorio dove i salari già bassi fanno i conti con l’aumento generalizzato del costo della vita, e che già ora tra servizi onerosi e tempi di attesa vedono tanti rinunciare anche alla importante attività di prevenzione». Per Bucci «anche i costi della politica possono essere un target possibile per recuperare risorse da destinare al sociale. Ma di questo vorremmo discutere in un confronto nel quale si riconosca il ruolo di rappresentanza delle organizzazioni sindacali e le proposte che da sempre abbiamo messo a disposizione della Regione per migliorare la qualità dei servizi e del lavoro di chi opera nelle strutture sanitarie», conclude.