Altro che «voragine da 460 milioni». In Aula esplode lo scontro sui conti della sanità pugliese e l’assessore regionale alla Salute, Donato Pentassuglia, prova a spegnere l’incendio: «I dati ripresi in Consiglio non sono reali». Nel mirino gli attacchi del capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, Paolo Pagliaro, che ha parlato di «voragine» citando indiscrezioni di stampa. Pentassuglia replica secco: «Si è fantasticato su una delibera che parlava d’altro». E fissa le tappe: 10 marzo in Commissione Salute per riferire sui bilanci delle Asl, entro fine aprile il dato certificato. Tradotto: la fotografia definitiva ancora non c’è, ma la cifra circolata in Aula non sarebbe corretta.
La realtà, però, resta pesante. Il disavanzo 2025 dovrebbe attestarsi tra i 300 e i 350 milioni di euro: comunque quattro volte gli 81 milioni del 2024, coperti con una manovra straordinaria. Un salto che ha già spinto i ministeri dell’Economia e della Salute a convocare la Regione per un confronto formale. La Puglia, sottoposta a Piano operativo, dovrà spiegare come intende rientrare. Il centrodestra alza il tiro. Pagliaro rivendica il meccanismo del governo Meloni per cancellare i debiti regionali verso Cassa depositi e prestiti sulle anticipazioni di liquidità: «Risorse liberate per investimenti e servizi». E respinge le accuse di scarsi trasferimenti statali: per il 2025 alla Puglia 8,6 miliardi dal Fondo sanitario nazionale, con incremento complessivo a 136 miliardi nel 2026.
«Il problema non è quanto arriva, ma come si spende», affonda. Nel mirino anche il nuovo ospedale di Monopoli-Fasano: quasi 100 milioni tra attrezzature e personale ancora da contabilizzare, sostiene l’opposizione, per una struttura inaugurata «in pompa magna», ma non pienamente operativa. Le cause del rosso sono note: farmaceutica fuori controllo, costo del personale in crescita per assunzioni e accordi con i medici di base, rincari energetici, mobilità passiva che in dieci anni ha drenato circa due miliardi verso altre regioni. Il nodo tecnico è il delta strutturale: il Fondo sanitario cresce di circa 100-120 milioni, i costi di oltre 250. Squilibrio automatico.
Sul tavolo della giunta guidata da Antonio Decaro si affacciano scelte politicamente esplosive. Non solo l’eventuale ritocco dell’addizionale Irpef, ma soprattutto una nuova razionalizzazione della rete ospedaliera: accorpamenti, revisione delle funzioni, possibile ridimensionamento dei piccoli presidi. Con l’apertura del Monopoli-Fasano da 299 posti letto, la redistribuzione di personale e servizi diventa inevitabile. Il bivio è chiaro: riforma strutturale o leva fiscale. In mezzo, il rischio commissariamento e territori pronti a difendere ogni ospedale come baluardo sociale prima ancora che sanitario. La battaglia sui numeri è solo l’inizio. La vera partita si gioca sulle scelte. E sul coraggio di farle.