La sanità pugliese torna a far tremare i conti regionali. Con un buco stimato in circa 350 milioni di euro, la Regione Puglia si trova davanti a un bivio delicatissimo: trovare soluzioni alternative al prelievo fiscale o rischiare di scaricare sui cittadini un costo che potrebbe segnare l’intero mandato del governatore Antonio Decaro. La pressione politica cresce, le opposizioni fiutano terreno fertile, e il rischio di un’escalation mediatica sul servizio sanitario, già sotto accusa, è altissimo. Tutti gli occhi sono puntati al 10 marzo, data in cui la Regione dovrà relazionare sui conti delle dieci aziende sanitarie ai ministeri di Salute e Finanze. Saranno valutati numeri reali e possibili coperture, con scenari che spaziano dall’innalzamento dell’addizionale Irpef – tra le più basse d’Italia – fino al 3,3 per mille, a interventi mirati sull’Irap o a combinazioni delle due imposte per contenere l’impatto sul bilancio autonomo regionale.
Possibile anche un mix con risorse proprie o interventi limitati ai redditi più alti, cercando di minimizzare il peso sui cittadini. La situazione è ulteriormente complicata dall’ordinanza del Consiglio di Stato che sospende il meccanismo del payback sulle aziende farmaceutiche relativo al periodo 2015-2018, in attesa del giudizio di merito fissato per settembre. Si tratta di circa 247 milioni di euro che, finora, avrebbero contribuito a bilanciare i conti della Regione, rendendo più urgente trovare alternative al prelievo fiscale. Per l’assessore regionale alla Salute, Donato Pentassuglia, la priorità resta chiara: «Non lasceremo nulla di intentato prima di pensare alle tasse. Valuteremo tutte le opzioni, ma i numeri definitivi li avremo solo a fine aprile».
La sfida è trovare soluzioni compatibili con l’equilibrio dei conti senza gravare sui cittadini, ma l’orizzonte resta incerto. Sul tavolo ci sono diversi scenari: tagli mirati alle spese, revisione delle procedure di acquisto e gestione, valutazioni su contributi straordinari dello Stato, così come la possibilità di ricorrere a interventi fiscali calibrati. Nessuna decisione definitiva, dunque, ma la leva dell’Irpef rimane la più concreta per coprire il deficit, con inevitabili implicazioni politiche e sociali. La Regione Puglia deve trovare l’equilibrio tra risanamento dei conti, sostenibilità della spesa sanitaria e tenuta politica. Ogni scelta sarà scrutinata, ogni ritardo rischia di trasformarsi in terreno di scontro.
La sanità resta la principale voce di spesa regionale e, fino a che il bilancio non sarà definito e le decisioni sui pagamenti sospesi dal payback non saranno chiarite, l’ipotesi di nuove tasse continuerà a tenere in ansia cittadini, imprenditori e politica. Il 10 marzo e i successivi incontri ministeriali saranno decisivi: la Regione dovrà dimostrare se riuscirà a coprire il deficit senza colpire i pugliesi o se l’Irpef, anche di poco, dovrà salire. Una scelta delicata, politica ed economica, che potrebbe segnare la prima vera prova di governo per Antonio Decaro e la sua giunta, con la sanità sempre al centro della scena e la pressione fiscale come variabile decisiva.