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Boom in Puglia della pet economy: Lecce guida la classifica provinciale

La Puglia è la seconda regione in Italia per maggiore percentuale di crescita annua delle imprese artigiane impegnate nella cura degli animali: il 7,7 per cento, mezzo punto in meno rispetto all’8,3 per cento del Piemonte - che guida la classifica - e due punti in più del Lazio che occupa il terzo gradino del…
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La Puglia è la seconda regione in Italia per maggiore percentuale di crescita annua delle imprese artigiane impegnate nella cura degli animali: il 7,7 per cento, mezzo punto in meno rispetto all’8,3 per cento del Piemonte – che guida la classifica – e due punti in più del Lazio che occupa il terzo gradino del podio nazionale, mentre dal Fortore a santa Maria di Leuca è Lecce la provincia che fa registrare la maggiore crescita, attestandosi addirittura al quarto posto a livello nazionale, con una crescita dei servizi ed economica dell’8 per cento, anticipata in classifica da Bergamo (13,8%), Torino (13,6%), Verona (8,9%). Sono i dati raccolti da Confartigianato e contenuti nel report Elaborazione Flash «L’artigianato ad alta crescita della pet economy».

I numeri

Secondo gli ultimi dati resi pubblici, in Puglia, ci sono circa 783 mila animali domestici, di cui oltre 645.604 cani e 85.122 gatti, mentre si registra un alto tasso percentuale – superiore alla media nazionale, pari al 33 per cento – con oltre 40 per cento delle famiglie che ospitano animali da compagnia. È varia la spesa per la cura degli animali, con il 62 per cento dei proprietari che spendono tra i 30 e i 100 euro al mese, mentre un 15 per cento spende tra i 100 e i 300 euro e un 4 per cento supera i 300 euro al mese.

Per venire incontro a questa rinnovata richiesta di servizi, in Puglia, negli ultimi 10 anni, è stato registrato un calo dei negozi di vendita di animali (-12,9%) ma, in controtendenza, un boom di imprese che offrono servizi veterinari (136,7 per cento) e per la cura degli animali (81,2 per cento), tanto che solo negli ultimi anni le imprese nel settore sono cresciute di oltre il 30 per cento, arrivando a quota 1.671.

«I nostri dati confermano che la passione degli italiani per gli animali domestici non è solo un fenomeno sociale, ma un vero motore economico capace di generare occupazione, nuova imprenditorialità artigiana e valore aggiunto diffuso sui territori. Un segnale chiaro: la pet economy è ormai una componente strutturale dei consumi e del tessuto produttivo del Paese», commenta il presidente di Confartigianato Marco Granelli.

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